L'allerta di Coppo

Confagricoltura Vercelli-Biella: l’Europa minaccia la risicoltura italiana

Il presidente Benedetto Coppo invita il settore agricolo a reagire contro le decisioni di Bruxelles che mettono a rischio la produzione di riso.

Confagricoltura Vercelli-Biella: l’Europa minaccia la risicoltura italiana

Una posizione chiara e senza mezzi termini. Dopo il recente voto a Bruxelles, che ha sostanzialmente escluso ogni reale tutela per il settore risicolo, il presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella, Benedetto Coppo, lancia un appello preoccupato: il sistema attuale “mette in ginocchio il riso italiano”.

Clausola di salvaguardia inefficace

«Al di là delle dinamiche politiche, il risultato è inequivocabile – afferma Coppo – il settore è privo di strumenti efficaci. La clausola di salvaguardia, in pratica, è inutile. Il tetto di 560 mila tonnellate di riso in ingresso a dazio zero è irraggiungibile. Se arrivassimo a quei livelli, significherebbe la fine del riso italiano».

«Reagire subito per salvare la risicoltura»

Il giudizio è severo: «Alcuni la definiscono una clausola “fantasma”, altri “ridicola”. La verità è che non serve a nulla, e questo rappresenta un grave problema per chi produce riso in Italia». Coppo sottolinea l’urgenza di una reazione: «Restare fermi a leccarsi le ferite non è più accettabile». Sul tavolo ci sono anche possibilità di mobilitazione: «Mi confronterò con il consiglio e con altre unioni risicole – Novara, Pavia, Alessandria, Milano – e con la rappresentanza nazionale. È chiaro che serve un’azione visibile, anche incisiva. Non escludiamo manifestazioni in piazza o iniziative a Bruxelles per far capire che le scelte adottate sono sbagliate».

Far sentire la voce degli agricoltori

Tuttavia, la questione ha anche un aspetto temporale: «Siamo nel bel mezzo delle semine, gli agricoltori sono nei campi. Rischiamo di dover cambiare non solo coltivazione, ma anche professione. È forse il momento di fermarsi e far sentire la nostra voce». Il quadro economico è già critico: «Attualmente, i risi lunghi, sia da interno che da parboiled, oscillano tra i 35 e i 38 euro al quintale, con eccezione per il Carnaroli e pochi altri, che superano i 50-60 euro. I risi tondi reggono ancora, ma sopra i 50 euro. Tuttavia, le scelte colturali si sono orientate verso i tondi, e il prossimo anno potremmo affrontare una sovrapproduzione che farà crollare anche quei prezzi». Una prospettiva allarmante: «Se le condizioni rimarranno invariate, il mercato sarà disastroso. Molte aziende già vendono sottocosto e domani produrranno in perdita strutturale, indipendentemente dalle dimensioni. Anche le realtà più grandi faticheranno a rimanere a galla».

Aumento dei costi e crisi internazionale

A complicare ulteriormente la situazione è l’impennata dei costi: «Tra energia, gasolio e fertilizzanti, già in aumento a causa delle tensioni internazionali, produrre riso diventa sempre più oneroso. I costi di 30-35 euro al quintale erano insostenibili prima, oggi sono ancora più gravosi». Si aggiunge anche il problema della concorrenza. «Ci troviamo in una situazione difficile: da un lato, le importazioni extra-Ue, e dall’altro, la concorrenza interna di Paesi come Grecia, Spagna e Portogallo, che producono risi a costi inferiori grazie a minori oneri burocratici e fattori produttivi più economici». Il risultato è un cortocircuito del mercato: «Contratti di riso italiano firmati a 80 euro al quintale lo scorso anno oggi valgono 35. Nel frattempo, arriva riso dall’estero a meno di 40 euro. È chiaro che il sistema non può sostenere questa pressione».

Alternative al riso poco convincenti

Riguardo al futuro, le alternative non sono rassicuranti: «Soia, mais e girasole sono opzioni, ma non equivalenti. Comportano investimenti, cambi di macchinari, rischi agronomici e problemi legati agli allergeni, come nel caso della soia. Non è una transizione semplice né priva di difficoltà». La conclusione è netta: «Ci sono sempre stati momenti difficili, anche con le riforme della PAC, ma questa volta la situazione è diversa: affrontiamo pressioni interne ed esterne simultaneamente. Il rischio concreto è che molte aziende escano dal settore. E quando si perde una filiera come quella del riso, non è possibile ricostruirla».