Da oltre cinquant’anni, “Studio 10” rappresenta un punto di riferimento per l’Arte Contemporanea a Vercelli. Negli anni Settanta, il centro culturale ha rivoluzionato il panorama artistico, attirando giovani artisti e intellettuali. Nel tempo, ha saputo mantenere un approccio fresco e aperto, dando spazio a nuove generazioni senza pregiudizi.
Un titolo audace
La mostra in corso, intitolata provocatoriamente “Una mostra del cazzo”, segna uno dei progetti più audaci degli ultimi anni a Vercelli. Non si tratta di uno scherzo, ma di un’iniziativa di uno dei più rinomati artisti italiani.
Inaugurata il 18 aprile, l’evento ha visto la partecipazione della presidente del centro culturale, Carla Crosio, del direttore artistico e curatore, Diego Pasqualin, e di un altro importante esponente della galleria, Matteo Lombardi, insieme ai due artisti. La serata ha attratto un folto pubblico, composto da giovani e affezionati visitatori del centro.
La mostra è aperta al pubblico dal venerdì alla domenica, dalle 17 alle 19, fino al 31 maggio, con ingresso libero.

L’artista FRANKO B. dal balcone del centro culturale vercellese.
Contenuti della mostra
Presso la sede di piazzetta Pugliese Levi, i visitatori possono ammirare rappresentazioni falliche realizzate con diverse tecniche: dai disegni ispirati a sottopassaggi alle installazioni più elaborate.
È probabile che non tutti apprezzino questa proposta provocatoria; alcuni potrebbero scandalizzarsi e sorgere polemiche. Tuttavia, l’arte contemporanea ha come obiettivo quello di suscitare discussioni e rompere le convenzioni, liberando le menti. Un esempio emblematico è la famosa “Merda d’artista” di Piero Manzoni del 1961.
Un tema radicato nella storia
La scelta tematica dei due artisti richiama alla mente le prime testimonianze artistiche, spesso statuine che rappresentano attributi sessuali maschili e femminili. Queste opere hanno anche un valore religioso, esprimendo l’ammirazione per il miracolo della fertilità, essenziale per la vita. Gli obelischi, ad esempio, simboleggiano la potenza del Faraone, inclusa la sua potenza sessuale, cercando un contatto con il divino, non solo spirituale ma anche fisico.
Esplorazione delle fragilità maschili
Non bisogna limitarsi alla superficie provocatoria di questo progetto; è fondamentale comprendere il suo significato più profondo. Come evidenziato nel testo critico di Diego Pasqualin:
“…è un racconto intimo e spudorato nel medesimo tempo; è un dialogo tra due generazioni che dalle aule dell’Accademia Albertina di Torino, vede FRANKO B (docente) e LYU BINGHE (allievo), affrontare interrogativi affini, filtrandoli attraverso le diversità spazio-temporali che raggruppano questi due artisti nel centro culturale per l’arte contemporanea. Questo evento apre i festeggiamenti dei cinquantacinque anni di attività NO PROFIT dell’associazione, rimarcando la sua missione di promuovere la cultura contemporanea e i giovani artisti… è tutt’altro, tranne che “del cazzo”! I soggetti sono pretesti per mettere in luce le fragilità del concetto di mascolinità, dei rapporti umani e non solo sessuali, che si compenetrano; senza vergogna, ma con orgogliosa onestà.
Ancora una volta la porta di Studiodieci struscerà contro il gradino d’ingresso. Nuovi quesiti e possibili digressioni agiteranno gli spettatori di questo evento che si preannuncia libero, come l’Arte stessa deve essere, e senza protezioni”.
