Una nuova protesta ha avuto luogo presso il Carcere di Vercelli, attirando l’attenzione della comunità locale. Martedì 21 aprile 2026, i residenti del rione Billiemme hanno assistito a un intenso spiegamento di forze della Polizia Penitenziaria, segnalando la gravità della situazione.
Il sindacato SAPPE, che spesso illumina le dinamiche interne alle carceri, ha confermato quanto accaduto.
I fatti
Una giornata di alta tensione si è conclusa solo in tarda serata presso la Casa Circondariale di Vercelli, dove un detenuto ventenne di origini algerine ha messo in atto una pericolosa protesta, rimanendo sul tetto dell’istituto per circa undici ore.
L’allerta è scattata alle 11:00 del 21 aprile, quando il detenuto, al termine dell’ora d’aria, si è arrampicato sul tetto dei cortili passeggi, raggiungendo la sommità delle scale del padiglione. L’uomo ha subito manifestato intenti ostili, esprimendo la volontà di ottenere un trasferimento e minacciando di gettarsi nel vuoto se il personale si fosse avvicinato.
Un’estenuante trattativa
Immediatamente è scattata la macchina della sicurezza. Gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno presidiato l’area, garantendo una sorveglianza costante tramite la sala regia e le sentinelle, evitando interventi che potessero aggravare la situazione. Dopo ore di mediazione, che ha coinvolto i vertici dell’Istituto e la Sorveglianza Generale, la situazione si è sbloccata in serata.
Su richiesta del detenuto, è intervenuto il Magistrato di Sorveglianza, giunto sul posto alle 21:30. Grazie a un colloquio mediato e alla costante presenza degli agenti, il detenuto ha accettato di scendere. Le operazioni di recupero, effettuate in sicurezza dai Vigili del Fuoco tramite un cestello meccanico, si sono concluse poco dopo le 22:00 senza alcun ferito.
Il commento del sindacato
“Quello che è accaduto a Vercelli dimostra cosa significhi oggi essere Polizia Penitenziaria: non solo custodi, ma anche negoziatori e professionisti nella gestione delle crisi”, ha dichiarato Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “I colleghi sono rimasti per ore con il fiato sospeso per proteggere la vita di chi minacciava di togliersela per una richiesta amministrativa come un trasferimento”.
“Rivolgiamo il nostro plauso a tutto il personale, al Comandante e al Direttore per la gestione strategica: non forzare l’intervento è stata la scelta vincente per evitare una tragedia. Tuttavia, non possiamo esimerci dal denunciare come le carceri siano diventate un palcoscenico di continui ricatti. Arrampicarsi sui tetti o minacciare il suicidio per ottenere benefici è un metodo che deve essere stroncato con fermezza”.
“La Polizia Penitenziaria non può continuare a essere il terminale della frangia violenta dei detenuti: sono necessari strumenti di intervento e difesa operativa efficaci”, ha concluso il sindacalista, richiedendo che il detenuto venga perseguito con rigore per l’interruzione di pubblico servizio e i danni causati.
Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, ha espresso piena solidarietà al personale di Vercelli, rinnovando la richiesta di interventi urgenti a tutela dei “baschi azzurri” e sollecitando misure concrete e immediate per garantire sicurezza, dignità lavorativa e condizioni operative adeguate.