Premi e festeggiamenti a Crova

Crova: assegnati i premi “Meme Ciocca” e festeggiati i 35 anni di Pro Loco e Notizia Oggi Vercelli

Presentiamo le immagini della cerimonia e le 11 opere premiate e segnalate.

Crova: assegnati i premi “Meme Ciocca” e festeggiati i 35 anni di Pro Loco e Notizia Oggi Vercelli

Sabato 11 luglio, presso la sala del “castello” (ex asilo), la Pro Loco Aps di Crova ha celebrato la quarta edizione del concorso nazionale “Meme Ciocca” premiando le migliori poesie.

La presidente Cinzia Donis, all’apertura dell’evento, ha voluto brindare ai 35 anni di attività dell’associazione e all’anniversario del nostro giornale, in presenza del direttore di “Notizia Oggi Vercelli”, Daniele Gandolfi, Gian Piero Prassi e Ennio Pedrini, rappresentante della casa editrice partner del Premio. Durante la cerimonia, Pedrini ha annunciato che i tre vincitori della sezione dialettale saranno invitati al Festival della Cultura Piemontese. È stata inoltre evidenziata la crescente partecipazione al concorso, con quasi 200 opere ricevute quest’anno, e il legame tra il giornale e l’associazione, impegnata nella promozione del territorio.

Vincitori e segnalati

Di seguito i risultati del Premio. Nella sezione in lingua italiana, la poesia “Siedi Qui” di Vincenzo D’Ambrosio da Oleggio si è aggiudicata il primo posto, seguita da “L’albero di gelso” di Tiziana Monari di Prato al secondo e “Insomnia” di Nicolina Lorenti di Fiano al terzo.

Il premio per il giovane talento, offerto dal Comune di Crova e consegnato dall’assessore Gianni Villafranca, è andato a Marianna Ambrosi di San Giovanni Ilarione per la poesia “Vorrei sostare”.

Il Premio Notizia Oggi Vercelli è stato conferito a Bruno Centomo di Santorso (VI) per la poesia “Addio scritto con la neve”.

Per la sezione in lingua Piemontese, il vincitore è risultato Giovanni Galli di Savigliano con “Esse Cit”, seguito da Gabriella Ferrando di Acqui Terme con “Quand j’era cita” e Mauro Caneparo di San Nazzaro Sesia con “Mi al Fenera”.
Menzioni speciali nella sezione Piemontese sono state assegnate a: Valeria Chiavetta di Acqui Terme per “La tempéssta”; Davide Marchese di Borgoratto Alessandrino per “Al can del bargè”; e Flora Rocchetti di Biella per “Nana Naneta”.

La giuria

La giuria era formata da Fabrizio Bragante (curatore del Concorso Mario Barale di San Germano), Cinzia Donis per la Pro Loco di Crova, Paola Lazzarini (poetessa di Caresanablot), Ennio Pedrini dell’omonima casa editrice di Pont Saint Marten, e Gian Piero Prassi per Notizia Oggi Vercelli.

Gallery

 

Antologia opere premiate

Di seguito, le 11 poesie premiate e segnalate.

Sezione Lingua Italiana

1° posto: Vincenzo D’Ambrosio, Oleggio

Siedi Qui

All’imbrunire, nell’ora dei giochi delle rondini, lo sento avvicinarsi, gioca con me … è un fremito impertinente, una brezza leggera che mi accarezza la pelle, e mi inonda gli occhi.

Siedi qui, figlio. Vicino.
Per un momento lascia scappar le nuvole,
smetti di ricamare il cielo col tuo sorriso.
Portalo qui, da me.

Vieni figlio, qui accanto.
Io chiudo gli occhi e insieme guardiamo laggiù,
lontano, dove mare e sole finalmente
si riabbracciano.

Qui, vicino. Raccontami.
Mentre il rosso esplode al confine del cielo,
dimmelo tu che è vero, dimmi che il tramonto
non è mai la fine.

Aspetta, non avere fretta.
Donami un sguardo, per fermare in me i tuoi occhi,
ch’io possa riconoscerli, sicuro, nella notte,
frugando tra tutte le stelle.

Parliamo ancora un poco.
Di noi. Del mondo che fu il nostro,
di queste mie spalle che ti aspettano, sempre bambino,
per portarti al mare.

Lasciami ricordare la tenerezza
le tue guance, seta per le mie mani stanche.
Torna figlio, qui dove sempre ti aspetto.
E siedi qui, nel mio cuore.

 

2° posto: Tiziana Monari di Prato

L’albero di gelso
(dedicata ai bambini di Gaza)

Ed io che ho solo cinque anni
una madre con voce di culla
lo ricordo l’albero di gelso
il tappeto viola di fiori ormai caduti
le lucciole sopra la spessa bruma
l’ape allucinata che batteva sopra i vetri
le capre che brucavano lentamente il timo
e cumuli d’azzurro tra i silenzi nascosti dalle lacrime

e poco lontano le macchine incastrate in un ingorgo
il gorgheggio delle ore che sussurravano in sordina
il cortile soffocato dalle viole
e gli spari, il volo dei falchi
il docile orizzonte fragile di sole
il visibile che diventava polvere
in una pioggia di fuoco, nella voragine dei giorni.

E noi bimbi resi profughi, fragili come le ali di farfalla
camminavano accanto alla fame, alla carestia
cucivamo l’asola dove lieve passava la vita
lasciandoci attraversare dal vento
dai gabbiani col becco spalancato che volavano sui fossi

ed in quello strazio assurdo, nell’anatomia di un genocidio
camminavamo verso altri lidi nell’ultima stagione della sera
l’infanzia strappata di dosso
l’incantesimo della preghiera nelle nostre tasche vuote

c’era odore di terra smossa
e vermi sotto a brulicare
e noi eravamo solo un’alga bruna, un ramo del carrubo e le sue foglie
o solo polvere che dimenticava di essere stata un’esistenza.

 

3° posto: Nicolina Lorenti di Fano

Insomnia

Quanto rumore fa il silenzio,
quando la notte ti è nemica:
urlano i pensieri
che non vogliamo ascoltare;
sbattono le catene
dei sogni dimenticati;
si odono gli echi
delle parole mai pronunciate.
Quanto rumore fa il silenzio,
quando la notte ti è amica:
sussurrano i pensieri
dolci parole d’amore;
volteggiano le ali
dei sogni ritrovati;
si odono i baci
degli innamorati
che nel buio
si amano l’anima,
mentre la notte
ama la luna
e la voce ama il silenzio.

 

Premio Notizia Oggi Vercelli

Bruno Centomo di Santorso (VI)

L’addio scritto con la neve

“[…] E passò un tempo così, girò
la bussola senza sosta e senza sosta si fermò:
sono qui ora […]
Enis Batur ”Parabola sbagliata”

In questa casa non rimane eco
degli alfabeti spenti
di arruffate confuse grida bambine.
Le impronte dei giorni passati si confondono
sulla soglia, dimenticando
stagioni lontane, subito disimparate.

Io rimasi presto parola scritta con la neve!

Per diventare ricordo che rimbalza
e si perde sui visi scordati,
le voci rannicchiate in una fessura
di muri scrostati.

Puzzava di dolore e paure, l’addio.
Quando a me non rimanevano che mani,
i deserti del mondo da traversare,
lacrime che avevano lo stesso sapore
dei miei giorni spaventati.
Che l’ignoto percuote, destino già dimentica.

Appena si spense la lanterna.
Si seppe non esserci ritorno.

 

Premio Giovane Talento offerto dal Comune di Crova

Marianna Ambrosi di San Giovanni Ilarione

“Vorrei sostare”

Vorrei sostare
nel vuoto assoluto,
un singolo
lunghissimo minuto,
riscoprire la vita
sdrucciolata in istanti.

Vorrei sostare
anche solo un momento,
ritrovarla,
spensierata bambina
che in me più non vedo.

Piango la mancanza,
ignara pargola passata…
Sorride sì confusa,
piange il tristo nimbo.

Scende inesorabile
la lacrima,
stessa che lei ferma,
o almeno tenta.

Chiamo aiuto
alla presenza,
presunta essenza
a me vicina…

Mi stringe,
sorride,
sussurra:

“In te non ha perso speranza,
la ragazza passata,
perduta nel perenne
riversare dei tuoi pensieri”.

Vorrei sostare
e abbracciare l’ora,
accettare l’infinito ritorno
e deporre l’ordigno,
picchiettio dell’animo.

 

Sezione in lingua Piemontese

1° posto: Giovanni Galli di Savigliano (CN)

Esse Cit

5 avril 1985 (Vënner Sant)

Marcé, con ij pé bianch dl’inocensa,
su n’erba vërda ’d crij e ’d primavera
fòrse a veul dì esse cit.

Fòrse esse cit a veul dì
s-ciairé, con j’euj foinù dla fantasìa,
j’erbo e ij busson d’un bòsch ch’a canta pì.

Poponé, an sël cheur pien ëd gòj e corm ëd vita creusa,
un birin ëd plucia reusa, marsa e ’n pò svanìa,
fòrse a veul dì esse cit.

Fòrse esse cit a veul dì
sfidé la vos meusia d’un pèndol (anvìa dle masnà)
che, ant l’ombra ’d toa sala, a brusa le giornà.

Pianté, ant le bare rusnente dël pogieul,
na testa bionda ’d rissolin e ’d seugn e, peui, volé lontan
fòrse a veul dì esse cit.

Fòrse esse cit a veul dì
parlé com a ven a ven
(cribio! la lenga a s’arvira e at tormenta)
con n’angel brun ch’a të scota e ch’at contenta.

Gropé ij ginoj robust ëd tò papà
për dìje con ël fil sutil ëd doi brassin antèrsà:
«Gieuga con mi»
fòrse a veul dì esse cit.

Fòrse esse cit a veul dì, mè car fanciòt,
scapé an sj’ombre mute e frèide dle muraje
e foré ’l mantel dël cel (për lò a-i é tante stèile)
con la ponta aùssa d’un briciòt.

Ma, sensa fòrse, esse cit a veul dì (e dìtlo am pias)
respiré, con ël fià e con ël sangh bujent ëd toa mama,
la sava fòrta dle rèis ch’a deurmo an pas.

Traduzione
Esser fanciulli ‒ Camminare, con piedi candidi d’innocenza, / su un’erba verde di grida e primavera / forse vuol dire esser fanciulli. // Forse esser fanciulli vuol dire / scorgere, con gli occhi vivaci della fantasia, / alberi e cespugli d’un bosco che non canta più. // Vezzeggiare, sul cuore di gioia pieno e colmo di profonda vita, / un coniglietto di rosea peluche, madida e un po’ svanita, / forse vuol dire esser fanciulli. // Forse esser fanciulli vuol dire / sfidare d’un pendolo la voce (oggetto di particolare interesse tra i bambini) lenta / che, nell’ombra della tua sala, rapidamente i giorni arroventa. // Conficcare, tra le rugginose sbarre del balcone, / una testa bionda di riccioli e di sogni e, poi, volar lontano / forse vuol dire esser fanciulli. // Forse esser fanciulli vuol dire / parlare come viene viene / (cribio! la lingua si ribella e ti tormenta) / con un angelo bruno che t’ascolta e t’accontenta. // Legare i ginocchi robusti di tuo padre / per dirgli con l’esile filo di due piccole braccia intrecciate: / «Gioca con me» / forse vuol dire esser fanciulli. // Forse esser fanciulli vuol dire, mio caro frugolino, / scappare, sull’ombre mute e fredde dei muri, / e bucare il mantello del cielo (per quello ci sono tante stelle) / con l’aguzza punta d’un bastoncino. // Ma, senza forse, esser fanciulli vuol dire (e dirtelo mi piace) / respirare, con il fiato e con il sangue bollente di tua madre, / la linfa forte delle radici che dormono in pace.

 

Secondo posto Piemontese: Gabriella Ferrando di Acqui Terme

Quand j’era cita

Quand j’era cita, ant la cà dla campâgna,
ansema mè nono, tra la vigna e’l prâ.
Parlâva pòch, ma ticc a l’era ciâr:
la tèra a comanda, e l’òm sté a senti-la.

La nona a m’ampareiva con’l silensi,
ël nono con ‘l travaj e la passiensa.
A sessànt’âni, quand mi penso a quei di,
la ca a l’é vöida, la vigna a parla pian,
ma ant ël mè cheur, i son ancor con mi.

Traduzione:
Quando ero piccola, nella casa di campagna, / insieme a mio nonno, tra la vigna e il prato. / Parlava poco, ma tutto era chiaro: / la terra comanda, e l’uomo deve ascoltarla. // La nonna mi insegnava con il silenzio, / il nonno con il lavoro e la pazienza. / A sessant’anni, quando penso a quei giorni, / la casa è vuota, la vigna parla piano, / ma nel mio cuore, sono ancora con me.

 

Terzo posto Piemontese: Mauro Caneparo di San Nazzaro Sesia

Mi, al Fenera

Mi son al Fenera, ‘na muntagna ben mudesta
am manca ‘pena ‘n metar par avegh “nöfcent” in testa
ma na fa gnent se l’altessa l’è mia tanta
l’è da quand che mi son chì ch’la me storia l’è ‘mpurtanta.

Dla val Sesia, brava gent, son la prima sentinéla
mi son sü la riva manca, al Frascheia sü la béla
drè da nün veduma ‘l Tovo, al Badil e al Baron
e guardanda püssè ‘n sü gh’è al Rosa, bel dabon.

Int i crépi dla me pél che ‘n tal temp i s’han fai tanti
i son vist passà dal tüt, robi semplici e ‘mpurtanti
bestii grossi e piculini, tanti urs e animal
e pö a fà rassa anca l’oman Neanderthal.

Ma sicume int a stu mund ‘na cruss da tüti l’è purtà
ecco che, saran cent’ani, propi in testa m’l’han piassà.
Dopu circa quarant’ani son capì al parchè dla cruss
tanti fiöi i s’ascundevan sensa gnanca dass la vuss.

Cun lur i dividevi la me querta fai da stéli
e i so öcc ievan pien d’un duman da robi béli
tanti da lur i s’han fermà ‘n pianüra lung la strà
parchè iin dai la sò vita par la vosta libertà.

Traduzione:

Io, il Fenera – Io sono il Fenera, un monte assai modesto / mi manca solo un metro per far quota novecento / ma dell’altezza non me ne importa nulla / perchè da sempre la mia storia è più importante. // Dovete sapere che della Valsesia son la prima sentinella / sulla sinistra del fiume, mentre il Frascheia è sulla destra / alle nostre spalle il Tovo, il Badile e il Barone / e guardando ancor più su, ecco splendere il Rosa. // Nelle crepe della mia pelle, aumentate nel tempo, / c’ è passato di tutto, sia cose semplici che importanti / bestie sia piccole che grosse, orsi e tanti altri animali / e poi anche l’uomo, quello di Neanderthal. // Ma siccome in questo mondo tutti portano una croce / ecco che cent’anni fa proprio in cima me l’hanno messa. // Dopo quasi quarant’anni ho capito il perchè di quella croce / da me venivano a nascondersi in silenzio tanti giovani. // Con loro ho diviso la mia coperta fatta di stelle / e gli occhi di quei ragazzi erano pieni di speranze / alcuni sono rimasti lungo anonime strade di pianura / dove lasciarono la vita in cambio della vostra libertà.

 

Menzione speciale a Valeria Chiavetta di Acqui Terme

La Tempéssta

L’era ‘na giurnà ed gign scenta,
ansima al culèin-ne basàie dau ssu,
quatàie ed vigne rigugliuse
frìt du sacrifisse di cuntadéin
che, con tant amùr e pasiensa,
i tràvais la sso téra.
U i-era sa i rapiét cit
che pian pian i chersavo!
L’ era ina bela giurnà, trop béla…
Al’ impruvìs in orie,
‘na strana orie l’ariva,
u ssè us fa schir e ui riva i nivolòn,
l’orie l’è ssémper pè fort,
u c’ mensa a stisé prima pian,
ma poi pè fort e dop,
con ina violenza inaudia, u tempéssta.
L’ è giosa gròssa c’mé nus,
la sciopa tit, l’è el finimond…
Pover cuntadèin, i uardo fora pensande
a tit el travi fa,
a la vendigna andàia an fim:
e uìe niente da fè…
L’ animo l’è mist ed tante sénsasion:
ràbia, dulùr e anfein rasegnasion.
U tempural l’è quose finì,
uss sòrte fòra, che frégg cu fa,
a fòra e andrenda al cor.
La tempéssta la quatà tit,
el piante i sson splaie,
u s’mia d’ invern e el vigne, font
ed sustentament del famie,
ian pe niente, sultant la puosa,
la misera puosa che las protént
an sel faramèin.

Traduzione:

La Tempesta – Era una giornata di giugno serena, / in cima alle colline baciate dal sole, / costellate di vigne rigogliose, / frutto del sacrificio dei contadini / che, con tanto amore e pazienza, / lavorano la loro terra. // C’erano già i grappoli piccoli / che pian piano crescevano! / Era una bella giornata, / troppo bella… // All’improvviso un vento, / uno strano vento arriva, / il cielo si fa scuro e arrivano nuvoloni, / il vento è sempre più forte, / comincia a piovere prima piano, / ma poi più forte e dopo, / con una violenza inaudita, la tempesta. // Grandina grosso come noci, / spacca tutto, è la fine del mondo… // Poveri contadini, guardano fuori pensando / a tutto il lavoro fatto, / alla vendemmia andata in fumo: / e non c’è niente da fare… // L’animo è colmo di tante sensazioni: / rabbia, dolore e infine rassegnazione. // Il temporale è quasi finito, / si esce fuori, che freddo fa, / fuori e dentro al cuore. // La tempesta ha coperto tutto, / le piante sono distrutte, / sembra inverno e le vigne, fonte / di sostentamento della famiglia, / non hanno più niente, soltanto il tralcio, / il misero tralcio che si protende / sopra il filo di ferro.

 

Menzione speciale Piemontese a Davide Marchese di Borgoratto Alessandrino

Al can del bargè

Al can del bargè
sensa caden-ni
lapa al man-ni
cuj dàn da mangè
e, quand a pèl grisa
ujriva a bifè
la sòrt dal bestij
,al stòmic cernìs
per chil ‘d baulè
ancura pì fòrt
dej mòrs e ‘dla fam
che j sòn, cmè la mòrt
tacà ( ‘nt la curt
dei bòn e i gràm )
sota au giòv
medèsim dej sant.

Traduzione:

Il cane del pastore – Senza catene / lecca le mani / che lo nutrono / e, quando il lupo / arriva a rubare / la fortuna alle bestie, / lo stomaco sceglie / per lui d’abbaiare / ancora più forte / dei morsi e della fame / che sono, come la morte / attaccati (nel cortile / dei buoni e dei cattivi) / sotto al giogo / medesimo dei santi.

 

Menzione speciale Piemontese a Flora Rocchetti di Biella

Nana Naneta

Dai, fà ‘n presa
visca al PC
che i l’ai una Call
cun al me team,
a-i-è la deadline
par presentè il budget!
‘S travaj full-time a’m masa.

Cur, cur,
tra parole che m’agito
che m’ sgrafigno.

Ma adess a-i-e al weekend
‘m fac al make-up,
ciam la babysitter
e vac cun le amise a pijè un drink!

Cur, cur,
fin-a anchej
tra parole che cunios nen
e che son nen mie.

L’è mache quand ‘m cugio ant al lecc
che ‘l me cheur as calma,
che ‘m sent a cà,
che pos laseme andè.
Quand sent ant la mia ment
la vos ad mia mare
cha canta:
Nana Naneta…

Traduzione:

Nanna Nannetta – Dai, fai in fretta / accendi il PC / che ho una call / con il mio team, / c’è la deadline / per presentare il budget! Questo lavoro full-time mi ammazza. // Corri, corri, / tra parole che mi agitano, / che mi graffiano. // Ma adesso c’è il weekend, / mi faccio il make-up, / chiamo la baby-sitter / e vado con le amiche a prendere un drink! // Corri, corri, / anche oggi, / tra parole che non conosco, / che non sono mie.// E’ solo quando / mi corico nel letto / che il mio cuore si calma, / che mi sento a casa, / che posso lasciarmi andare, / quando sento, / nella mia mente, / la voce di mia madre / che canta / Nanna Nannetta…

Una serata speciale

Resoconto di Alessandro Argentero, Staff Pro Loco Crova

Sabato 11 luglio, la Pro Loco di Crova ha orchestrato un evento di successo che ha saputo unire cultura e festa, celebrando il 35° anniversario di fondazione con la “Terza sagra del maialino”.

La Pro Loco si conferma come motore della comunità, capace di creare legami tra le eccellenze locali. Sotto la guida della presidente Cinzia Donis, l’associazione ha organizzato un evento articolato in due momenti distinti.

La prima parte della serata si è tenuta presso l’ex asilo “Meme Ciocca”, dove è stata inaugurata la mostra delle opere degli studenti del Liceo Artistico A.Sella di Biella, curata dalla professoressa Valeria Ferrero. Durante l’evento è stata presentata la 4ª edizione del concorso di poesia, che ha visto la partecipazione di circa 200 opere.

La cerimonia ha visto la partecipazione di autorità comunali, dell’editore Ennio Pedrini, partner del concorso, e del direttore di *Notizia Oggi Vercelli*, Daniele Gandolfi, oltre al giornalista Gian Piero Prassi, mentre lo storico Simone Fossati ha intrattenuto il pubblico con una conferenza intitolata “Crova dalla Terra alla Luna”. Non è mancato un brindisi celebrativo per i 35 anni della Pro Loco.

Successivamente, l’attenzione si è spostata nell’area antistante il campo sportivo, dove ha avuto inizio la prima serata della Festa patronale con la “Sagra del Maialino”, che proseguirà fino al 14 luglio 2026.

La Pro Loco ha trasformato l’evento in una grande festa popolare, accogliendo un ampio pubblico con un ricco menù gastronomico e tanta musica, dimostrando come l’impegno dei volontari possa unire le generazioni e rendere ogni occasione un momento di autentica condivisione sociale.