Giulio Dogliotti torna a far parlare di sé con la pubblicazione di un nuovo romanzo, dopo la raccolta di novelle “Raccorti”, in cui esplorava esperienze e ricordi d’infanzia. Questa volta, ci propone un’opera di genere “ibrido”, che si muove tra poliziesco, noir e spy-story, ambientata nel futuristico anno 2055.
Il libro, edito da Effedì Edizioni, sarà disponibile in libreria e negli store online a partire da sabato 16 maggio. Nella stessa giornata, Dogliotti presenterà il suo lavoro al Museo Leone alle ore 17:30, dialogando con Piergiorgio Fossale, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli.
La trama
Con 196 pagine e un prezzo di 17 euro, il romanzo narra una serie di omicidi che scuotono la tranquillità del Lago di Ginevra in Svizzera. Questi crimini sono alimentati da una spietata battaglia per il predominio nel prospero mercato degli androidi.
Le indagini sono condotte dal commissario David e dalla brillante Rebecca, ex poliziotta e scrittrice di gialli, insieme al suo assistente Marcel. La loro dinamica ricorda quella del celebre duo Holmes-Watson.
Attraverso una sequenza di delitti efferati, il lettore viene guidato alla scoperta di un oscuro piano che minaccia la stessa sopravvivenza umana. Non sveleremo ulteriori dettagli sulla trama, ma possiamo anticipare un finale sorprendente.
Un’opera ricca di riflessioni e ironia
Dogliotti è un esperto di Fantascienza e riconosce che l’immaginario di androidi “cattivi” è ricorrente nella letteratura e nel cinema sin dagli anni ’40 e ’50, con “Blade Runner” di Ridley Scott come esempio emblematico. Nel suo romanzo, utilizza questo “clichè” per affrontare un tema che oggi occupa le menti di molti: l’ascesa dell’intelligenza artificiale e dei robot umanoidi.
Un argomento che è stato oggetto di speculazioni per decenni, ma che oggi stiamo vivendo in prima persona, creando una differenza sostanziale. Dogliotti inserisce anche momenti di ironia, anche nelle scene più drammatiche.
Con questa opera, l’autore vercellese ci ricorda che la realtà può essere più cruda e incredibile di qualsiasi narrativa, per quanto esagerata. Ci si domanda quali delle previsioni contenute nel romanzo si realizzeranno. I potenti tecnocrati, cinici e dotati di enormi risorse, di cui parla, sono già una presenza tangibile, e non serve nominare nomi specifici per capire a chi ci si riferisce.
Questi “signori della tecnica” sono i veri colpevoli nel romanzo, che si presenta come una lettura accessibile e coinvolgente, ma solleva una domanda inquietante: chi controlla le nostre vite? Osservando l’attuale evoluzione geopolitica, sembra che il “2055” possa arrivare con almeno vent’anni di anticipo.