Ferrante Blu Tricots la squadra dà l’addio alle scene: sono stati fra i giganti del Csi.

Ferrante Blu Tricots addio

Fulmini a ciel sereno sul torneo amatoriale Csi di Vercelli, la realtà più seguita a livello provinciale da addetti ai lavori e appassionati. La stagione 2018/19, non vedrà infatti ai nastri di partenza due società “storiche” del calcio amatoriale vercellese, due sodalizi che hanno scritto pagine di storia in questa realtà. La prima società ad ammainare bandiera bianca è stata quella del Ferrante Blu Tricots, con ogni probabilità la compagne più titolata nel territorio vercellese. Una società che, nata nella stagione 1991/92 sulle ceneri del disciolto Bar Giusta, con il nome di Barbon conquistò subito lo scudetto. A partire dalla stagione successiva, la società cambia denominazione grazie all’ausilio del nuovo sponsor discoteca “Blue Valentine”, mentre nel 1995/96 inizia l’era Blu Tricots, fondamentale per la società, sia sotto l’aspetto prettamente tecnico sia dal punto di vista umano: il nuovo mister è infatti Ugo Ferrante, nome storico del calcio vercellese e nazionale, campione d’Italia con la Fiorentina nel 1968/69 e vicecampione del mondo con la maglia della Nazionale Azzurra in Messico, nel 1970. La squadra miete successi a ripetizione, ma nel novembre 2004, Ferrante si spegne, vinto da un male incurabile, pochi mesi dopo aver vinto l’ultimo campionato. Il Blu Tricots decide di cambiare, doverosamente, il suo nome in Gs Ferrante Blu Tricots, per ricordare un grande del mondo del calcio, che il gruppo ha avuto la fortuna di avere come allenatore. Fino a oggi, la società ha conquistato ben nove scudetti, oltre ad una svariata serie di Coppe Csi, Supercoppe Csi e Coppe Piemonte.

La decisione

«Non è stato semplice prendere una decisione del genere – spiega lo storico capitano Massimiliano Ferrante – ma dopo una serie di valutazioni che era necessario e doveroso fare, siamo arrivati alla conclusione che, forse, sarebbe stato meglio farsi da parte in un momento in cui il gruppo era ancora sulla breccia. In fin dei conti, negli ultimi anni abbiamo vinto Coppe, siamo entrati nei play-off, dimostrando di poter essere, come si suol dire, ancora “sul pezzo».

«Purtroppo – aggiunge Max – gli anni passano per tutti e, vuoi per l’anagrafe, vuoi per impegni di lavoro e famigliari, buona parte del gruppo è già stata costretta ad interrompere l’attività, mentre noi ultimi “vecchietti” rimasti, non vediamo molti sbocchi. Abbiamo patito il cosiddetto ringiovanimento, nel senso che, ogni anno alcuni giovani anche buoni li si trova, ma non si riesce a cementare un gruppo solido di amici, come quello che si era creato tra noi ragazzi degli anni ’90. L’obiettivo di noi “vecchi” era quello di fare sì un passo indietro, perché ovviamente tutte le cose belle prima o poi finiscono, e nessuno di noi è eterno, però avremmo voluto passare la mano ad un gruppo che avesse avuto i nostri stessi valori, ma abbiamo dovuto amaramente constatare che lo spirito non è più quello di una volta. Inoltre, per portare avanti un torneo che ormai ha raggiunto un livello ultracompetitivo, servono atleti giovani e motivati, e noi al momento non siamo riusciti a trovare le persone che desideriamo, per rimanere una compagine di alto livello. Per il momento ci facciamo da parte, in futuro…mai dire mai».

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I Rangers ’88

Oltre al Ferrante Blu Tricots, anche un’altra compagine storica del panorama amatoriale bicciolano saluta, speriamo solo temporaneamente, la scena agonistica. Parliamo dei Rangers ’88, sodalizio vercellese da lustri presente ad incrociare i tacchetti sui campi di tutta la provincia. Una società ed un gruppo di persone da sempre animati dal più sano spirito che incarna l’essenza del calcio amatoriale, quello in cui si sfrutta il sabato pomeriggio per dare quattro calci ad un pallone, divertirsi, lasciarsi alle spalle problemi, dubbi ed eventuali amarezze di una settimana di lavoro, per chiudere il tutto con un aperitivo o una cena tra amici. Anni di vittorie e sconfitte, gioie e dolori, ma sempre tutti lì, su quel rettangolo verde, a sudare rincorrendo un pallone, esattamente come tutti i giocatori delle squadre avversarie.

Un arrivederci

«A malincuore, ma per il momento ci troviamo costretti a prendere una decisione drastica – osserva il direttore sportivo Valter Manzini – perché arrivati a questo punto, bisognava prendere una posizione. La nostra situazione era ormai ben delineata da un paio di stagioni, ma ce la siamo sempre cavata con dignità; ora come ora, non ci sono più i presupposti per fare sport come il sottoscritto ed il resto della dirigenza amano fare, ed hanno sempre fatto. Purtroppo, le problematiche da affrontare sono molteplici, a partire dal ricambio generazionale: è inutile negarlo, si fa sempre più fatica a reperire atleti giovani, che vogliano mettere in piedi, oltre che una squadra di calcio, un gruppo di persone che sappia essere amico anche al di fuori dal campo da gioco. Ci sono anche i problemi dei costi da affrontare: fino a quando i quattrini, pochi o tanti che siano, li tirano fuori le solite persone, la situazione non è delle migliori. Comunque, tutto si riconduce anche al fatto che non vogliamo rischiare di presentarci ad una partita con 11 giocatori contati; un organico appena decente deve contare su almeno 18 giocatori, anche perché, tra eventuali squalifiche ed infortuni, vengono a mancare 3-4 ragazzi, ecco che vengono a galla problemi su problemi. Dobbiamo anche trovare un allenatore serio e preparato, che dia le giuste indicazioni al suo gruppo. Insomma, sono tanti i motivi che giustificano questa mancata iscrizione; ma attenzione, si tratta solamente di un anno sabbatico. Questo non è assolutamente un addio, bensì un arrivederci: noi ci prendiamo una pausa stiamo, come si suol dire “alla finestra” e, quando e se si verificheranno le condizioni giuste per tornare in pista, vedremo di farci trovare pronti».