Pd Piemonte lancia un’agenda sul delicato tema del cambiamento climatico.

Pd Piemonte, l’agenda

Ieri sera, domenica 4 agosto, la responsabile nazionale ambiente e sostenibilità della Segreteria nazionale del PD Chiara Braga e Michele Miravalle, responsabile ambiente della Segreteria regionale, hanno lanciato la raccolta firme “Una o nessuno”: una mobilitazione nazionale nella quale si propone una strategia per la riduzione del surriscaldamento globale e per la transizione ecologica dell’economia.

Gli accordi

«La valutazione nei confronti dell’operato del governo in questa materia non può che essere negativa – osservano  Paolo Furia, segretario regionale PD Piemonte, Alberto Avetta, vicepresidente della commissione  Ambiente in consiglio regionale, e Michele Miravalle, responsabile Ambiente nella segreteria regionale – L’Italia non sta rispettando gli accordi di Parigi sul clima; non sta approvando le misure per favorire l’economia circolare; non sta aiutando la produzione e il consumo di energie rinnovabili; e al posto di impegnarsi per la tutela del suolo fa condoni edilizi. Attendiamo qualche discontinuità per lo meno dal governo regionale: infatti molto può essere fatto a livello dei territori per migliorare il rapporto della nostra economia e società con l’ambiente circostante».

Aree industriali

Il Partito Democratico propone quindi di lavorare su tre punti. In primis le aree industriali dismesse: «Riconvertire oppure demolire. Da Villadossola a Biella all’hinterland torinese, molte sono le situazioni di degrado che derivano dalla presenza di aeree abbandonate, costruzioni o edifici non più funzionali e senza scopi. Proponiamo una politica di riqualificazioni mirate, volte all’insediamento di nuove forme produttive, come quelle derivanti dall’economia circolare, ma proponiamo anche una strategia di demolizioni intelligenti, da concordare con enti locali e privati, per ciò che non è più recuperabile».

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L’acqua

«Nei prossimi anni dovrà essere completata una politica di accorpamento delle società che gestiscono i servizi di acqua pubblica. I dati ci parlano di una situazione degli acquedotti e delle tubature a macchia di leopardo: in molti casi si riscontra un’obsolescenza degli impianti che produce inefficienze e dispersione del cosiddetto “oro blu”. Chiediamo che la politica di miglioramento della governance del sistema idrico non si limiti ad una mera operazione di risparmio, ma sia l’opportunità per rilanciare manutenzioni e lavoro».

I rifiuti

«Bisogna che in Piemonte si chiuda il ciclo dei rifiuti. Il modello promosso dall’Europa prevede: aumento massimo possibile della differenziata (da cui derivare nuovi lavori, come il trattamento dei rifiuti a fini di economia circolare), la trasformazione dell’indifferenziato residuo in “ecocubi” (i rifiuti sono compattati e resi inerti) e incenerimento di ultima generazione. In Piemonte molte province eco-compattano, ma poi trasferiscono il loro indifferenziato a Brescia (impianto di a2a). Il termovalorizzatore di Torino, d’altra parte, non può farsi carico del rifiuto di tutto il Piemonte».