Crisi Polioli Siamo Vercelli annuncia contrarietà alla raccolta fondi: «Serve il lavoro».

Crisi Polioli interviene Siamo Vercelli

«I licenziamenti della (ex) Polioli sono una pagina nera per la nostra città, qualcosa da scongiurare assolutamente. Non si può sentire che un’azienda, a un anno dall’acquisizione di un impianto, decida di spostare altrove la produzione e lasciare senza lavoro cento famiglie! Senza preavviso e senza nessun adeguato risarcimento – osservano dal gruppo consiliare – Per questo, SiAmo Vercelli è pronta a fare tutto quello che serve, manifestando agli svedesi di Permstorp la più totale contrarietà ai licenziamenti. Bisogna smuovere le loro coscienze, far sentire la responsabilità verso le famiglie e il territorio, evidenziare le loro responsabilità sociali verso la comunità. Sia detto chiaramente, mai farebbero qualcosa del genere nel loro Paese!».

L’intervento del Governo

«Insieme alla Regione, va immediatamente attivato il Ministero dello sviluppo economico e la sua unità di crisi specializzata in queste gestioni – auspica Siamo Vercelli – Che si muova il governo, che M5S e Lega dimostrino coi fatti che sono in grado di trovare soluzioni. Ci aspettiamo che gli esponenti locali dei due partiti al governo, a partire dall’onorevole Tiramani, si prendano in carico il problema e lavorino con Roma per scongiurare il pericolo dei licenziamenti. Tocca a loro prendere una posizione politica decisa e farsi valere. Meno proclami e annunci, meno ambizione a mettere bandierine e a far gara col sindaco per anticipare notizie che non hanno e più applicazione e determinazione dietro le quinte».

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No alla raccolta fondi

«L’iniziativa di raccolta fondi lanciata da alcune forze politiche è totalmente fuori luogo – commenta il gruppo consiliare – Siccome ci hanno invitato ad aderire, siamo andati a chiedere ai lavoratori se qualcuno li avesse interpellati in merito e, dai numerosi presenti, abbiamo saputo che, non solo nessuno li ha sentiti, ma che sono contrari all’iniziativa: loro cercano e chiedono il lavoro, attraverso la riapertura dell’impianto. Nessuno provi a pulirsi la coscienza raccogliendo quattro soldi non richiesti: quello che i dipendenti della Polioli chiedono non è elemosina, è la dignità che deriva dal lavoro».