Ifi Santhià: una tragedia per 110 famiglie. Anche il Ministero dello Sviluppo Economico ha per ora latitato nel cercare soluzioni alla crisi.

Ifi Santhià: una tragedia per 110 famiglie

Un appello perché si possa preservare un patrimonio industriale del territorio ma soprattutto dare una speranza a chi in questo momento vede persino pignorata la casa o avviato lo sfratto oppure deve andare a mangiare alla mensa dei poveri. Lo lancia la Fiom-Cgil Valsesia Vercelli tramite il segretario generale Ivan Terranova. Il suo comunicato fa il punto su una situazione che diventa sempre più tragica, con i lavoratori in cassa integrazione, lo stabilimento chiuso e tutti i sintomi di un tracollo definitivo. Non è solo l’azienda ad aver abbandonato i propri dipendenti, anche lo stato non sta facendo affatto la sua parte. Il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui è stato richiesta l’apertura di un tavolo di crisi, non ha però risposto al sindacato. La prossima azione sarà mercoledì 13 marzo alle ore 1o alle 12 con un presidio ai cancelli dell’azienda proprio per richiamare il governo alle proprie responsabilità a dare un segnale.

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IFI Santhià: nessun accordo sul futuro dell’azienda

Il comunicato della Fiom

“Prosegue la vertenza che coinvolge i 110 lavoratori della Iniziative Ferroviarie Italiane di Santhià, l’azienda continua a non pagare quanto dovuto.
Ricordiamo che da oltre due mesi gli operai dell’azienda non percepiscono nessuna retribuzione e che gli stipendi arretrati sono sette mensilità e che stante la situazione in cui dall’8 Febbraio i lavoratori sono stati messi in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria ad oggi nessuna attività produttiva è avviata, se ci si presenta davanti ai cancelli le porte sono chiuse.

Difficile prospettare con queste premesse una ripresa aziendale e che i lavoratori potranno rivendicare quanto dovuto, purtroppo anche la normativa italiana non tutela completamente i Lavoratori dell’azienda i quali dovesse prospettarsi una chiusura aziendale perderebbero oltre 4 mensilità di salario per un ammontare superiore ai seimila euro.

Abbiamo richiesto l’apertura di un tavolo di crisi al MISE ma nessuna risposta in merito è arrivata, penso che ignorare l’apertura di un tavolo di discussione su un’azienda che da oltre cento anni costruisce e fa manutenzione sui treni del nostro paese sia un grave errore, ricostruire professionalità come quelle presenti oggi all’intero dello stabilimento tramandate da generazioni sarebbe un’ulteriore colpo per il futuro del paese Italia ma anche allo stesso territorio del Vercellese già duramente colpito dalla crisi che ha tolto negli ultimi 10 anni nel settore metalmeccanico oltre 1500 posti di lavoro.

Come sindacato stiamo provando a cercare degli elementi per fare in modo che i lavoratori possano avere una risposta al loro problema economico, l’attivazione della Cassa integrazione poteva essere uno strumento idoneo se affiancato da un’anticipazione sociale delle banche, come è sempre stato negli anni passati, tuttavia abbiamo provato a contattare diversi istituti Bancari della zona ma nessuno ha ancora confermato la disponibilità.

Stiamo provando anche con le agenzie interinali di somministarazione a cercare lavori temporanei per le persone coivolte in questa disgrazia, per alcuni si stanno trovando delle soluzioni, ma non per tutti.

Cosa significa questo? che 110 lavoratori sono stati abbandonati al loro destino in un contesto sociale allarmante, per alcuni di loro sta diventando insostenibile andare avanti e siamo fortemente preoccupati che qualcuno di loro in preda alla disperazione possa compiere qualche gesto inconsulto. Nelle famiglie si taglia quello che si può, i figli non partecipano più ad attività extrascolastiche, alcuni non possono pagare gli alimenti, ad alcuni è stata pignorata la casa, e ad altri è arrivato lo sfratto, alcune persone stanno andando a mangiare alla mensa dei poveri.

La domanda che ci viene spontanea è se sia possibile in uno stato civile che questo avvenga, che si possa fare cassa sulla vita dei lavoratori, lavorare ed essere poveri o addirittura essere amministratori coinvolti in speculazioni e lavorare per commesse Statali, cambiare amministrazione ogni due mesi per, non si capisce bene quale motivo. Poter rivendicare sulla società madre diventa complicato quando la sede è in Lussemburgo.

Allora come sindacato facciamo un appello affinché qualche istituzione o chi di competenza possa dare una risposta in prima battuta alla necessita di sostegno economico che i lavoratori hanno in questo momento, anche solo che una banca rispondesse alle nostre richieste di anticipo sociale in attesa di approvazione della Cassa Integrazione sarebbe una risposta importante.

Ma soprattutto siamo fortemente preoccupati che un’azienda che è nata nel 1901, in concomitanza della nascita della nostra organizzazione FIOM CGIL, possa scomparire nel nulla e nel silenzio più totale, nonostante le iniziative messe in campo, oltre 65 giornate di mobilitazione.

Pertanto come sindacato siamo a comunicare che Mercoledì 13 Marzo alle ore 10.00 fino a lle 12 presidieremo davanti ai cancelli dell’azienda di Santhià per stimolare questo stato che abbandona le persone al proprio destino, inoltre facciamo un appello agli imprenditori seri perché rilevino questa attività e queste professionalità che hanno ancora molto da offrire a questo paese”.

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