Decreto dignità interviene sul tema Confindustria Vercelli: «Porterà meno lavoro senza limitare il precariato».

Decreto dignità la discussione

E’ destinata a fare discutere la quarta versione del cosiddetto «Decreto Dignità», voluto dal vice premier Di Maio per mettere limiti alle aziende che beneficiano di contributi pubblici e frenare il dilagare della pubblicità del gioco d’azzardo. Da Vercelli arriva tuttavia una dura bastonata. La manda il presidente di Confindustria Giorgio Cottura che, senza peli sulla lingua, dichiara: «Porterà meno lavoro, non meno precarietà…».

Imprese e lavoro

«Sono le imprese che creano il lavoro – sottolinea il numero uno di via Piero Lucca – le regole possono favorire o scoraggiare i processi di sviluppo e hanno la funzione di accompagnare i cambiamenti in atto, anche nel mercato del lavoro. Si dovrebbe perciò intervenire sulle regole quando è necessario per tener conto di questi cambiamenti e, soprattutto, degli effetti prodotti da quelle precedenti. Il contrario di ciò che è avvenuto col decreto “dignità”. Mentre infatti i dati Istat raccontano un mercato del lavoro in crescita, il Governo innesta la retromarcia rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita. Peraltro, le nuove regole saranno poco utili rispetto all’obiettivo dichiarato – contrastare la precarietà – perché l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea». Aggiunge Cottura: «Preoccupa anche che siano le imprese a pagare il prezzo di un’interminabile corsa elettorale all’interno della maggioranza e che si creino i presupposti per dividere gli attori del mercato del lavoro, col rischio di riproporre vecchie contrapposizioni».

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La delocalizzazione

Valutazioni analoghe anche per la stretta in tema di delocalizzazioni. «L’Italia è un grande Paese industriale – spiega il presidente dell’Unione Industriale vercellese – la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania, e avrebbe bisogno di regole per attrarre gli investimenti, interni ed esteri. Quelle scritte dal Governo, invece, gli investimenti rischiano di disincentivarli. Sia chiaro: colpire duramente i comportamenti opportunistici di chi assume un impegno con lo Stato e poi non lo mantiene è un obiettivo che condividiamo. Ma revocare gli incentivi per colpire situazioni di effettiva distrazione di attività produttive e di basi occupazionali dall’Italia è un conto; altro è, invece, disegnare regole punitive e dalla portata tanto ampia quanto generica». Conclude Giorgio Cottura: «Personalmente, e in qualità di rappresentante locale del sistema Confindustriale, auspico radicali interventi di revisione del provvedimento che riescano ad arginarne gli effetti negativi e l’emanazione di norme votate invece allo sviluppo delle imprese e dell’occupazione».