Crisi LivaNova, lavoratori in sciopero a Saluggia per la fumata nera a Confindustria Vercelli ieri, mercoledì 27 novembre 2019. L’azienda non è torna indietro sui suoi passi.

Crisi LivaNova, lavoratori in sciopero

Questa mattina, giovedì 28 novembre 2019, i lavoratori sia di LivaNova che dell’azienda MicroPort di Saluggia hanno manifestato contro le scelte delle due società. I primi perché entro 165 giorni sarà chiuso il reparto di valvole cardiache biologiche per trasferire la produzione a Vancouver, in Canada. La seconda contro i 45 esuberi annunciati lo scorso marzo e che diventeranno effettivi a partire dal marzo 2020. Tanti i lavoratori presenti sia all’assemblea sia al corteo pacifico che si è svolto nella prima mattinata di oggi. Nessun incidente, infatti, è avvenuto.

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Fumata nera a Confindustria

L’incontro di ieri, mercoledì 27 novembre, nel palazzo di Confindustria a Vercelli si è svolto il secondo incontro tra i sindacati e l’azienda. Un incontro che non ha portato a nessun accordo. Anzi, i rappresentanti dei lavoratori hanno lasciato l’incontro dopo che la dirigenza LivaNova ha spiegato che non sarebbe tornata sui suoi passi.

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Il comunicato delle sigle sindacali

Terminato l’incontro, le sigle sindacali hanno diramato un comunicato stampa, cioè che poi è stato riportato questa mattina nell’assemblea dalle rsu.

“Mercoledì 27 novembre, la Rsu di Sorin Group Italia srl e le Oo.ss. territoriali si sono incontrate con la direzione LivaNova assistite dall’associazione degli Industriali. Durante l’incontro sono state nuovamente presentate le motivazioni che hanno portato alla decisione di spostare in Canada la produzione delle valvole biologiche, lasciando la produzione di quelle meccaniche a Saluggia. Dopo la dichiarazione della cessazione della produzione e il conseguente esubero di 83 persone e un primo incontro svoltosi giovedì 21 novembre scorso, la società conferma – senza nessun passo indietro – quanto già dichiarato, e quindi di proseguire nel piano presentato. Ovviamente, da parte della Rsu e delle organizzazioni sindacali, riteniamo irricevibile il percorso prospettato poiché oltre alla pesante ricaduta occupazionale non dà nessuna prospettiva di mantenimento e crescita occupazionale e rischia di avere ricadute su tutto il sito che, ricordiamo, già oggi è interessato da una riorganizzazione messa in atto da MicroPort con una denuncia di 45 esuberi. La nostra decisione, adottata all’unanimità, è stata pertanto quella di interrompere la discussione ritenendo inutile la prosecuzione dell’incontro previsto per il 2 dicembre e di spostare la vertenza presso il Ministero dello Sviluppo Economico, alla presenza del Ministero della Sanità. La situazione è estremamente delicata: riguarda il sito biomedicale più grande d’Europa e necessita di un respiro più ampio di quello locale. La Prefettura, unitamente alle istituzioni del territorio e alla Regione, si sono rese disponibili a fare la propria parte per facilitare il percorso di attivazione in tempi certi di un tavolo ministeriale”.

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