Museo Archeologico: inaugurata la settima sala. Chiude il percorso espositivo con anfore e altri reperti dell’economia cittadina in epoca romana.

Museo Archeologico: inaugurata la settima sala

L’inaugurazione della sala sette del Museo Archeologico Cittadino (Mac)  ha visto la partecipazione del sindaco Maura Forte, dell’assessore Daniela Mortara, della soprintendente per l’archeologia del Quadrante Manuela Salvitti, il conservatore archeologico del museo Fabio Pistan, il presidente del Museo Leone, che cura la promozione culturale e l’attività educativa del Mac e la funzionaria della Soprintendenza Francesca Garanzini, che ha illustrato l’allestimento (vedi video).

Due notizie clamorose in margine

In realtà le due notizie più significative per il futuro del museo e dell’archeologia vercellese sono state che il Comune sta acquisendo l’area del Brut Fund, vicino al castello, che dopo anni di abbandono potrà essere sistemata e fruita dai cittadini con i suoi due tesori la ex chiesa di Santo Stefano de Civitate e la Domus romana adiacente. Aree che vennero di fatto scoperte e salvate negli anni Ottanta dai Gaviglio, ma che ora con un investimento di 850.000 euro del Ministero, potranno finalmente uscire dall’oblio. Inoltre quando saranno pronti i depositi del Mac molti reperti ora custoditi a Torino potranno tornare a Vercelli.

Il Mac attivo da quattro anni

Il Mac è stato inaugurato nel 2014, il progetto preliminare risale al 2009, quello scientifico dell’allestimento è del 2009, realizzato da Angela Deodato e Giuseppina Spagnolo, che ha collaborato anche per l’allestimento della sala 7.

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Allestimento della settima sala

Venendo all’allestimento della settima sala, in fondo al corridoio del primo piano, ne ha parlato approfonditamente la funzionaria della Soprintendenza Francesca Garanzini, sia nella conferenza iniziale che durante la visita, dove ha fatto da cicerone a una classe del Liceo Classico. «La sala sette – ha detto – mostra la quotidianità economica della Vercelli romana che aveva contatti con Nord Africa, Mar Egeo orientale, Spagna. Le merci risalivano dall’Adriatico al Po e lungo i fiumi anche a Vercelli che aveva il suo porto». Dunque la nuova sala ha al centro un allestimento di anfore, molto suggestivo, perché suggerisce la stiva delle navi con cui arrivavano in città. Una vetrina raccoglie le stoviglie della “caupona”, ovvero la taverna che si trovava nelle attuali vie Giovenone e della Motta, un altro espositore ceramiche provenienti dal sud e, infine, una vetrina dedicata ai reperti dell’opificio romano di via Derna, relativi alla lavorazione della lana, ci sono i contrappesi dei telai e i contenitori per le tinture.
Sono oggetti che andrebbero osservati non di sfuggita, ma con venerazione, e prendendoci il tempo per chiederci da dove veniamo e dove stiamo andando.