Festival Sanremo: serata di stelle ma poco pathos. Senza eliminazioni meno emozioni

Festival Sanremo: stelle ma poco pathos

Dal nostro inviato al teatro Ariston (nella foto Ottavio Pisani con Melissa Greta Marchetto).

Fuori due!
Con la conclusione della serata del mercoledì, va in archivio anche il secondo appuntamento festivaliero sanremese.
Un’edizione questa che si è confermata anche ieri musicalmente molto ricca. Questo grazie ai contributi sul palco di super ospiti di portata nazionale ed internazionale del calibro di Sting, Shaggy, Biagio Antonacci, Il Volo e Roberto Vecchioni. Ai quali vanno naturalmente aggiunte le performance dei cantanti in gara. Prima tranche con l’esibizione di quattro giovani proposte e a seguire una selezione di dieci big a riproporre i pezzi della serata precedente.

Si sente la mancanza della gara

Scontato scrivere che al secondo ascolto tutti i brani sono già più familiari.
E’ uno dei luoghi comuni del Festival, quindi fin qui… tutto bene, parafrasando il tormentone dell’uomo che cade da un palazzo di 50 piani, reso celebre dal film del regista francese Mathieu Kassovitz “L’Odio”.
In assenza però del meccanismo eliminatorio sono venuti quest’anno meno rispetto al passato sia il pathos del dentro o fuori, atmosfera derivata dalla gara vera e propria, che le successive e fisiologiche polemiche generate dalle eliminazioni stesse, che tanto fanno litigare e che tanto piacciono ad una tribù televisiva forcaiola quale quella italiana in generale e quella festivaliera in particolare.

Meta & Moro

Ed allora a tenere banco restano solamente la posizione in odore di squalifica del duo Ermal Meta e Fabrizio Moro (scommettiamo che rientrerà tutto in giornata?) e l’incomprensibile ultimo posto tra i giovani di “Mirko e il cane”, che a dispetto di un nome bizzarro ha presentato un testo parlato dal tema molto attuale, raccontato con le parole, la leggerezza ed il disincanto di un bambino cresciuto suo malgrado troppo in fretta.
Anche qui sono pronto a scommettere che risalirà posizioni…

Il colore intorno al Festival

Di contorno al magico mondo dell’Ariston – che resta comunque elitario per via dei pass appositamente rilasciati dall’organizzazione Rai – la solita e consueta pletora di personaggi che traggono energia e ragione di esistere dalla settimana della kermesse festivaliera.
Accanto ad abituee sanremesi comunque genuini e rassicuranti quali l’Uomo Gatto di Sarabanda (con sciarpa in lana del Bayern Munchen rigorosamente al collo), Solange, i sosia di Pavarotti e di Liz Taylor (ma le repliche dei personaggi non più viventi non dovrebbero venire prepensionati d’ufficio?), registro – ahimè – la crescecnte e prepotente ascesa di personaggi generati dall’incontrollata degenerazione delle dimensioni social. Con la conseguente escalation di figure all’apparenza inspiegabili (un modo gentile per non dire inutili) quali influencer, blogger, youtuber, instagramer..
Che dire…. ridatemi i tronisti e le milfone d’assalto di Uomini & Donne di una volta… Gli impresari maneggioni con il panama e lo stuzzicadenti in bocca.

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Le esibizioni a suon di karaoke nei dehor dei bar del centro spacciate a parenti ed amici come partecipazione all’evento festivaliero… tutti elementi di contorno ruspanti e caratteristici sempre di più soppiantati da questi profeti del nulla pneumatico….

La conferenza stampa di “Elio e le storie tese”.

Concludendo

Concludendo (cfr. Mike Bongiorno sulla vetta del Cervino nello spot vintage di una famosa grappa anni 70), ancora due parole sul tormentone principe di questo Sanremo 2018.

L’argomento che anima ed accende da casa i dibattiti e le discussioni della Balaustra: i miei selfie.
Anche la foto con Melissa Greta Marchetto (conduttrice con Sergio Assisi della striscia quotidiana Prima Festival e uno dei volti di “Quelli che il Calcio” la domenica pomeriggio) non è un selfie. Mi è venuto in soccorso un gentile signore che mi ha visto impacciato e mi ha dato una mano.

Così facendo ho però perso Andrea Delogu, che era in sala stampa in quel momento e la cui foto mi era stata espressamente richiesta da almeno tre suoi estimatori differenti. Causando proprio per questo una piccola sollevazione popolare.

Sono cose che fanno male. Ma anche questo è Sanremo. Perché Sanremo è Sanremo.