Rete antiviolenza intesa tra Comune, forze dell’ordine, istituzioni e altri enti.

Rete antiviolenza a difesa di mamme e figli piccoli

Giovedì 26 ottobre è nata ufficialmente la Rete Vercellese Antiviolenza con la firma, a Palazzo di Città, del Protocollo d’intesa. Promotore e coordinatore della Rete è il Comune di Vercelli. La Rete è stata costituita tra vari enti per fronteggiare il grave problema sociale della violenza, soprattutto domestica, nei confronti delle donne e di conseguenza anche dei loro figli minori, ove ci siano, nonché per diffondere nelle scuole la cultura del rispetto nei confronti delle donne e per sensibilizzare la cittadinanza.

Il parere dell’assessore Montano

“Era da parecchio – precisa l’assessore Paola Montano – che lavoravamo per costruire una vera e propria “rete”, non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Siamo infatti consapevoli che determinate problematiche siano talmente complesse che solo attività di ascolto e azioni coordinate possono tentare di porre degli argini efficaci. Ora ci mettiamo subito al lavoro per condividere dati ed esperienze e affrontare, uniti, queste tematiche”.

Gli enti che hanno firmato l’accordo

Rete antiviolenza. Accanto al Comune capoluogo, la Rete Vercellese Antiviolenza annovera tra i firmatari: C.I.S.A.S. (Consorzio Intercomunale per i Servizi di Assistenza Sociale di Santhià), C.A.S.A. (Consorzio per l’Attività Socio Assistenziale di Gattinara), Unione Montana dei Comuni della Valsesia (Servizi Sociali), Prefettura di Vercelli, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, Tribunale di Vercelli. E inoltre Comitato Pari Opportunità presso il Consiglio Giudiziario per il Distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta, Questura di Vercelli, Comando Provinciale dei Carabinieri, Ordine degli Avvocati, Ordine dei Medici di Vercelli, Ufficio Scolastico Provinciale di Vercelli, Consigliera di Parità della Provincia e Azienda Sanitaria Locale. Tutti di Vercelli.

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Gli obiettivi della Rete

Ciascun ente aderente si occuperà di conferire alla Rete Vercelese Antiviolenza contributi fondamentali. Il Tribunale, ad esempio, comunicherà ogni sei mesi (entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ciascun anno) alla Rete i dati, in forma anonima, concernenti il numero di procedimenti civili in cui siano stati emessi, a tutela di donne vittime di violenza, ordini di protezione ai sensi di legge e il numero di procedimenti penali in cui siano state emesse, a tutela di donne vittime di violenza, misure cautelari. L’Ordine degli Avvocati si impegna reperire legali disponibili a prestare la propria attività professionale, in sede sia penale sia civile, a favore di donne vittime di violenza fisica e/o morale segnalate dai soggetti della stessa Rete. L’Asl si curerà di raccogliere dati relativi al fenomeno violenza perché venga monitorato costantemente e di applicare i protocolli operativi di accoglienza e di assistenza nei confronti delle donne, degli eventuali figli minori. L’Ordine dei Medici  andrà a sensibilizzare i propri iscritti affinché prestino particolare attenzione al tema del maltrattamento nei confronti delle donne e dei loro figli minori e a promuovere il ricorso ai servizi del territorio.