“Operazione ICE EYES”

La scorsa notte i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Casale Monferrato (Al), coadiuvati dai colleghi degli altri Reparti dipendenti dalla stessa Compagnia e da quelli di Legnano (MI), a conclusione di complessa, protratta e articolata attività investigativa convenzionalmente denominata “Operazione ICE EYES”, coordinata dal Sost. Proc. dr. Davide Pretti, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto quattro cittadini di nazionalità albanese:

  • Agustin P., 24enne, domiciliato in Legnano (Mi), di fatto senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato per reati specifici, irregolare nel territorio nazionale.
  • Kristjan K., 28enne, domiciliato in Legnano (Mi), di fatto senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato per reati specifici, irregolare sul territorio nazionale;
  • Cesk Thani., 32enne, residente a Legnano (Mi), di fatto senza fissa dimora, disoccupato,pregiudicato per reati specifici;
  • Kristjan M., 25enne, residente a Tortona (Al), di fatto senza fissa dimora,disoccupato, pregiudicato.

Rapine in villa: arresti a Casale

La brutale rapina a Cella Monte

Tutti ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine in abitazione; detenzione e porto illegale di armi, oggetti atti ad offendere ed arnesi atti allo scasso; ricettazione; lesioni personali aggravate. Le indagini erano state avviate a seguito di una brutale rapina in abitazione perpetrata lo scorso 29 novembre, ai danni di un imprenditore vitivinicolo di Cella Monte (Al). Erano da poco passate le 08.00 quando quattro uomini con indosso un passamontagna che lasciava intravedere solo gli occhi – occhi freddi e spietati, da qui il nome dell’operazione “ICE EYES”, occhi di ghiaccio – di cui uno armato di pistola a tamburo ed il cui atteggiamento violento e spregiudicato ne rivelava subito il ruolo di “capo branco”, mentre gli altri di spranghe di ferro, irrompevano all’interno dell’azienda e dell’abitazione di C.R., 56enne, che al momento si trovava in compagnia di tre suoi amici.

“Apri la cassaforte!”

I banditi, di cui veniva notato il forte accento straniero, sotto la minaccia delle armi, da fuoco ed improprie, minacciavano di morte il proprietario e gli altri presenti, costringendo il primo ad aprire loro la cassaforte, dalla quale si impossessavano di circa 10mila euro in contanti, alcuni orologi di pregio e diversi oggetti preziosi, dandosi poi alla fuga a bordo dell’auto di proprietà di uno degli amici del padrone di casa.

I Carabinieri, sebbene intervenuti solo dopo pochi minuti, non riuscivano ad intercettare i rapinatori ma riuscivano in ogni caso ad individuare, in breve, delle “tracce” che, seguite e sviluppate con perizia e tenacia, attraverso un certosino lavoro di raccolta ed analisi di indizi, mirati e prolungati servizi di osservazione e pedinamento, corroborati dai riscontri delle attività tecniche intraprese sin dall’immediatezza dell’evento, consentivano loro di individuare proprio il capo della banda, colui considerato il più pericoloso perché solito ad agire armato di pistola: Cesk Thani.

I militari, infatti, attraverso l’esame dei filmati realizzati dalle telecamere presenti lungo le possibili vie di fuga dei rapinatori, riuscivano dapprima ad individuare l’auto utilizzata per la fuga e, attraverso un laborioso screening di tutte le altre che prima o dopo avevano seguito lo stesso percorso, ad identificare quella c.d. “pulita” con la quale essi erano giunti sul posto.
Questa “seconda auto” risultava di proprietà di un soggetto residente in Lombardia, intestatario di oltre 300 automezzi.

Gli approfondimenti condotti sul suo conto, sulle numerose persone con le quali questi era in contatto, infine consentivano, tra l’altro, di risalire al predetto Cesk Thani, del quale veniva successivamente riscontrata la presenza a Cella Monte il giorno della rapina e, subito dopo, l’allontanamento dal luogo attraverso lo stesso itinerario percorso dall’auto dei malviventi. Venivano quindi avviati una serie di complessi accertamenti e mirati servizi volti, da un lato, ad individuare e identificare i complici di THANI, dall’altro ad accertare quanti e quali altri analoghi reati erano stati commessi dalla stessa banda, che le indagini, approfondendosi man mano nelle giusta direzione, rivelavano essere composta da soggetti privi di scrupoli, verosimilmente con precedenti specifici dato il loro collaudato modus operandi, dediti esclusivamente ad attività delittuose, ciò anche in considerazione degli orari in cui mettevano a segno i loro colpi.

La svolta

La svolta, per gli investigatori, alle prime ore dello scorso 14 aprile, allorquando, nel corso di un mirato servizio di osservazione e pedinamento, supportato da attività tecniche e con la collaborazione dei colleghi del posto, i Carabinieri riuscivano ad intercettare, in provincia di Cuneo, l’autovettura a bordo della quale si trovavano tre persone di nazionalità albanese oltre allo stesso THANI, in procinto di commettere una rapina ai danni di un’abitazione isolata del luogo.

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E’ stato l’intervento dei militari a mandare a monte il colpo. La perquisizione, dell’autovettura e personale, dei quattro soggetti, consentiva agli operanti di rinvenire, addosso ad uno di loro – identificato in MEHILLI Kristjan – un revolver Smith & Wesson cal. 38 e dieci colpi dello stesso calibro. L’arma risultava rubata oltre due anni prima in occasione di un furto commesso ai danni di un’abitazione di Villarbasse (To).

Inoltre, i Carabinieri rinvenivano all’interno dell’auto diversi telefoni cellulari e svariate sim-card, arnesi atti allo scasso, passamontagna e del nastro adesivo, che verosimilmente sarebbe stato usato per immobilizzare le eventuali vittime della imminente rapina. Quantunque i pur rilevanti elementi raccolti non consentivano di procedere, nell’immediatezza, all’arresto dei quattro, i molteplici riscontri alle indagini in atto fornivano determinante apporto che, ulteriormente valorizzato da successivi articolati servizi di osservazione e pedinamento, nonché da attività tecniche di captazione anche ambientali, permetteva agli investigatori di:

-> individuare, negli stessi indagati, non solo gli autori della rapina in abitazione, commessa a Cella Monte, ma anche quelli di: un’analoga rapina in abitazione, commessa a Trescore Balneario (BG) il 12 dicembre 2018, ai danni di un abitante del luogo, che alle ore 09.30 del mattino, nell’uscire di casa, veniva affrontato da tre malviventi con il volto travisato da una calzamaglia, di cui uno armato di piede di porco,; i tre, dopo averlo minacciato e costretto a rientrare in casa, si facevano consegnare tutto il denaro che la vittima aveva in casa, oltre a gioielli ed una pistola Beretta cal. 6,35, dandosi poi alla fuga a bordo dell’auto della stessa vittima, successivamente rinvenuta abbandonata non molto distante; ben tre tentate rapine in abitazione commesse a Parabiago (Mi), in data 14 giugno 2018 e 8 maggio 2019 e a Erbusco (Bs) il 13 maggio 2019.

Particolarmente violenta la prima, allorquando due di loro, travisati con passamontagna, si introducevano all’interno di un’abitazione di una coppia di anziani coniugi ma sorpresi dalla loro badante, peraltro albanese come loro, nel tentativo di farsi dire dove fosse la cassaforte la colpivano con un violento pugno al volto, causandole un forte trauma cranio facciale, venendo tuttavia costretti alla fuga a seguito dell’allarme lanciato dall’anziana proprietaria di casa;

-> raccogliere e cristallizzare molteplici, univoci e concordanti elementi di responsabilità a loro carico. In tale contesto, considerati sia la loro comprovata ed estrema pericolosità, sia il fatto che traessero unico sostentamento dall’attività delittuosa, sia il fondato pericolo che si dessero alla fuga rendendosi irreperibili, lo stesso Pubblico Ministero emetteva il citato decreto di fermo subito eseguito dagli operanti. Ottenuto il provvedimento de quo, i militari – oltre una trentina tra quelli dipendenti dalla Compagnia Carabinieri di Casale Monferrato ed i colleghi di Legnano – che nel frattempo si erano messi alle costole degli indagati temendo che gli stessi potessero da un momento all’altro dileguarsi, intercettavano PJETERGJOKAJ, KECI e MEHILLI in Casale Monferrato, a bordo di un Mercedes SW, bloccandoli senza consentire loro alcun tentativo di fuga o di reazione. THANI veniva fermato a Legnano, mentre si trovava alla guida di una BMW 320 SW.

Le ulteriori perquisizioni, effettuate in quelli che i Carabinieri hanno accertato fossero dei veri e propri covi utilizzata dalla pericolosa banda di rapinatori, siti in Legnano, via Correnti e Cassano Spinola (Al), Strada Villalvernia, consentivano di rinvenire e sequestrare diversi telefoni cellulari e svariate sim-card, arnesi atti allo scasso e indumenti idonei al travestimento. Dapprima accompagnati nelle Caserme dei Carabinieri di Casale Monferrato e di Legnano, i fermati venivano successivamente tradotti, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, rispettivamente nel carcere di Vercelli, i primi tre, in quello di Busto Arsizio, il quarto. Le indagini dei Carabinieri proseguono al fine di accertare le eventuali responsabilità dei predetti malviventi in ordine ad analoghi reati commessi in tutto il nord Italia.