Morto Giuseppe Rinaldi storico designer e tipografo. Disegnò alcune vetture della fabbrica di Francis Lombardi e poi è stato una colonna della tipografia Gallo.

Morto Giuseppe Rinaldi storico designer e tipografo

Il geometra Giuseppe Rinaldi si è spento nel pomeriggio di oggi, venerdì 27 aprile, all’età di 88 anni. Era nato, infatti, nel marzo 1930. Chiunque in città si occupa di libri, comunicazione e arte tipografica se lo ricorda bene presente in azienda, le Arti Grafiche Gallo, fino a non molto tempo fa. Un professionista eccezionale, che vantava un trascorso come designer di automobili per Francis Lombardi.

“Guarda io lo ricordo come una persona affabile, sempre molto disponibile, con una grande cultura tecnica in più settori.” Così ne parla il giornalista Stefano Di Tano che l’ha conosciuto molto bene. “La mia Grinta viene stampata oggi proprio da Gallo e ciò avveniva anche negli anni Settanta e Ottanta. Incontravo Giuseppe quasi ogni giorno per la lavorazione del mensile. Persona sempre pronta all’ascolto, alla discussione anche, correttissimo e sapeva infondere ai propri collaboratori la competenza e la passione per il lavoro”.

Al momento non sono ancora stati stabilite le date per rosario e funerale. Intanto, in suo onore riproponiamo l’intervista rilasciata nel 2014 al nostro giornale.

Quando a Vercelli si producevano mitiche auto

Servizio di Daniele Ganfolfi

A Vercelli si disegnavano e producevano automobili di successo… Non è preistoria industriale, tantomeno fantascienza; basta tornare indietro di quaranta/cinquant’anni, per la precisione in strada per Trino: l’area industriale non esisteva ancora come non c’erano rotatorie e cavalcavia.

Sulla destra però, poco oltre l’ex Opn c’era il capannone a tre campate della Francis Lombardi, la carrozzeria fondata dal pioniere del volo aereo che aveva già scritto pagine di storia industriale con la sua Avia, l’Anonima Vercellese Industrie Aeronautiche, azienda che aveva lasciato il segno nel settore degli aerei leggeri fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alle scellerate razzie dei tedeschi.

Velivoli leggendari

Aerei eccezionali come il mitico «FL3» (il cui prototipo fu realizzato nelle aule della scuola Borgogna con l’aiuto dei «Ciudin», i ragazzi dell’ospizio dei poveri) costruito in oltre cinquecento esemplari per arrivare al glorioso gioiello «LM5».
La storia della Francis Lombardi automobili iniziò nel 1947: quattro anni prima i nazisti erano entrati nello stabilimento vicino al campo dell’aviazione e avevano distrutto tutto. Carlo Francesco Lombardi, allora cinquantenne, non mollò scegliendo di ripartire dalle automobili, alle quali le sue fide maestranze applicarono la conoscenza maturata nel settore aeronautico.

Inoltre, allora, l’industria aeronautica era in flessione, mentre quella dell’auto stava vivendo un periodo di espansione senza precedenti.

L’allievo bravo del Cavour assunto da Lombardi

Due anni dopo il commendatore si mise alla ricerca di un disegnatore: al «Cavour» l’ingegner Cuzzotti, insegnante di costruzioni, parlò con uno dei suoi allievi più bravi, Giuseppe Rinaldi, allora diciannovenne, e gli prospettò un’opportunità. «Mi mostrò il disegno tecnico di un’automobile – racconta, nel suo ufficio di tipografo presso “Gallo Arti Grafiche” – ne rimasi affascinato e mi presentai a Giovanni De Stefanis che mi accolse nell’ufficio tecnico della carrozzeria. Un anno dopo, però, lui lasciò per dedicarsi all’attività di famiglia di costruzione delle strade».

Disegnatore di carrozzerie

Rinaldi iniziò a disegnare carrozzerie, dedicandosi sia all’aspetto puramente estetico che a quello statico-costruttivo.

«Sul piano del design avevo mano libera anche se Lombardi mi chiedeva tantissimi “schizzi” e li valutava tutti con grande attenzione. Era davvero un bellissimo lavoro, anche perché potevo contare su artigiani del legno di straordinaria bravura, che si erano distinti nella costruzione degli aerei».

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Il legno fu usato a profusione nella specialità della Francis Lombardi, ovvero la realizzazione di giardinette su base Fiat. «I pannelli curvati davano eleganza alle linee, al pari dei vetri ricurvi, che consentivano la realizzazione di portiere più “snelle”. Ai tempi quest’ultima soluzione era unica: oggi rappresenta la normalità; se l’avessimo brevettata avremmo in mano una ricchezza… L’esperienza con gli aerei ci fece poi adottare soluzioni innovative avanzate, come l’utilizzo di cavi d’acciaio per gli alzacristalli, un sistema affidabile e innovativo».

Nell’Italia del boom economico

Arriviamo così agli anni cinquanta: nell’Italia del boom economico la Lombardi lancia la Fiat 1.400 allungata di 50 centimetri: «Non una limousine di lusso, semplicemente un’auto con sette posti che ebbe grande successo in Sardegna, Sicilia e Puglia, dove veniva utilizzata per portare la gente ai grandi mercati partendo dai borghi periferici». L’allungamento venne poi esteso alle Fiat più lussuose come la 1.800 e la 2.300 che ebbero ancora più successo.
La matita di Rinaldi prendeva sempre più dimestichezza con i fogli da disegno: «Le utilitarie Fiat erano belle ma scomode: con due sole portiere l’accessibilità era difficoltosa e allora progettai le famose “Lucciola” a quattro porte, che ebbero uno straordinario successo».

La “Lucciola”

Le linee pure della «600» non vennero toccate, ma le portiere raddoppiarono con quelle posteriori che si aprivano controvento in un abitacolo privo del montante centrale: una soluzione tecnicamente avanzata. La stessa trasformazione toccò poi alla «850», il cui padiglione divenne più squadrato per motivi di abitabilità.

Ultima «Lucciola» fu la «127», l’auto più venduta in Italia negli anni ’70: una berlina a quattro porte dalla linea particolarmente azzeccata.
Accanto alle vetture allungate e alle «Lucciola», la Lombardi realizzò moltissimi veicoli industriali, sempre su base Fiat, e una serie infinita di fuoriserie, con cui il marchio presenziava puntualmente ai saloni dell’Auto, da Torino a Francoforte, da Parigi a Ginevra. «Tra queste ricordo particolarmente con particolare affetto la Gran Prix, coupè su base “Fiat 850” – spiega Rinaldi – ne ho vista una in splendide condizioni all’Automotoretrò poche settimane fa e mi ha fatto un bell’effetto… Era di proprietà del direttore della rivista del Raci, il Reale Automobil Club Italiano».

FL1: il sogno irrealizzato

Ma il sogno irrealizzato da Rinaldi fu la «FL1», bellissimo coupè con motore Lancia che fu penalizzato dalla chiusura della carrozzeria a fine 1974. «Era tutta nostra – conclude con un pizzico di rimpianto il progettista vercellese – dal telaio alla meccanica, il cui sviluppo era stato affidato all’ingegner Giotto Bizzarrini. Avrebbe avuto successo, sicuramente».
Chiusa la carrozzeria, Lombardi aiuta Rinaldi a trovare un posto alla Abarth, al reparto rally: «Un lavoro completamente diverso visto che dovevo sovrintendere alla messa a punto delle vetture per le corse. Non era il mio mestiere, per cui dopo un paio d’anni iniziai il lavoro di tipografo». Intanto, però, era già diventato una leggenda del design automobilistico. In epoca di «fuga di cervelli» è un motivo di vanto.

Biografia

Nato l’8 marzo del 1930 a Vercelli, ha due figli, Emilia, veterinaria, e Cesare, che lavora come lui nella tipografia Gallo di Vercelli.
Diplomato al “Cavour”, Rinaldi ha iniziato a lavorare come disegnatore a fianco del commendator Francis Lombardi nel lontano 1949, dapprima nell’Avia, quindi nella storica Carrozzeria. Vanta anche una breve esperienza alla Abarth prima di diventare tipografo, dove ha vissuto la sua seconda vita professionale, sempre al top della qualità e della tecnologia.