Matrimoni finti per il permesso di soggiorno: 40 denunce.

Matrimoni finti: operazione “Stranamore”

I Carabinieri della Stazione di Vercelli, a conclusione di una prolungata e articolata attività d’indagine, convenzionalmente denominata “Stranamore”, hanno deferito in stato di libertà 41 persone, 20 delle quali di nazionalità straniera, perché ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico finalizzata all’emissione di documenti validi alla permanenza sul territorio dello Stato.

L’indagine

I militari operanti, coordinati nelle attività d’indagine dal Pubblico Ministero Dottor Davide Pretti della Procura della Repubblica di Vercelli, hanno accertato che gli indagati, dietro compenso di denaro, hanno posto in essere una serie di stratagemmi per eludere la normativa in materia di immigrazione ed assicurare la presenza sul territorio nazionale ad alcuni cittadini extracomunitari che, diversamente, sarebbero da ritenersi irregolari nel nostro Paese in base al Testo Unico sull’Immigrazione.

Quattromila euro per un sì

Nel dettaglio, i protagonisti dell’inchiesta si facevano pagare una somma di denaro, mai inferiore ai 4.000 euro, pretesa dallo straniero irregolare, per organizzare matrimoni fittizi con un cittadino italiano compiacente, che si prestava ad acquisire la veste di coniuge residente pur non avendo mai avuto una reale convivenza. Ciascuno riceveva il suo compenso, in relazione al ruolo rivestito nell’organizzazione o per la propria parte inscenata (organizzatori, mediatori, testimoni e sposi – italiani di stato libero).  L’indagine ha avuto avvio nel marzo 2017 e le risultanze ottenute hanno permesso di evidenziare la celebrazione di 10 matrimoni fittizi, 7 in Vercelli, uno in Lamporo e due all’estero, già dal luglio del 2016.

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Il sistema

Il principale indagato, destinatario della misura cautelare dell’obbligo di dimora in Vercelli con presentazione quotidiana alla P.G., è N.B., cittadino marocchino 38enne residente in città, il quale riceveva direttamente le richieste di attivare la procedura, proponendo anche personalmente la facile soluzione a stranieri irregolari desiderosi di ottenere un permesso di soggiorno italiano, ai quali richiedeva compensi che in alcuni casi hanno raggiunto i 10.000 euro. Una volta reclutati i cittadini italiani disposti, dietro compenso, a contrarre matrimonio, il magrebino si faceva carico di tutto l’iter burocratico finalizzato ad arrivare alla celebrazione dei matrimoni, reperendo anche i testimoni prezzolati, tutto all’oscuro degli ufficiali di stato civile.

Il sequestro

Proprio nella mattinata odierna sono state effettuate perquisizioni presso le abitazioni degli indagati, a vario titolo residenti in Piemonte e Lombardia, segnatamente nelle province di Milano, Torino, Vercelli, Novara e Biella, che hanno permesso di sequestrare SIM card, permessi di soggiorno e documentazione relativa ai matrimoni celebrati (certificazioni, stati di famiglia ecc..), utili a comprovare ulteriormente le loro già oggettive responsabilità.