Lavoratori in nero in un cantiere: alcuni erano anche senza permesso di soggiorno.

Lavoratori in nero in cantiere

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e della Stazione di Stroppiana hanno deferito in stato di libertà un 43enne, imprenditore edile di origine albanese residente in provincia (si precisa che non è residente a Stroppiana), per aver occupato otto lavoratori in nero, cinque dei quali senza permesso di soggiorno.

Alla fine del mese di marzo, i militari hanno effettuato un accesso ad un cantiere aperto presso un cascinale della bassa, poco distante da Stroppiana, dove erano in atto opere di demolizione del rudere di un vecchio cascinale da tempo in disuso.

Carenze di sicurezza

Già all’inizio della verifica la situazione non era parsa affatto regolare agli occhi dei Carabinieri. Infatti, alcuni dei lavoratori risultavano del tutto privi di sistemi di protezione individuale durante il lavoro e, in particolare, tre di essi si trovavano al primo piano dell’edificio, in condizioni di precaria sicurezza, a svolgere opere di demolizione muraria che avrebbero potuto comportare il crollo improvviso della struttura, minata già nella sua solidità dall’evidente stato di precarietà della parte portante.

Inoltre, i militari, procedendo nell’ispezione dell’area, rilevavano la presenza di altri lavoratori, alcuni dei quali intenti nel recupero di materiali ed alla pulizia delle aree già crollate che, con indifferenza, cercavano di allontanarsi alla chetichella dal cantiere per evitare la verifica.

Leggi anche:  Notte di ghiaccio nella bassa vercellese

Stranieri irregolari

Tutti i presenti sono stati quindi controllati e, già dai primi accertamenti, è emerso che tutti gli 8 lavoratori presenti non solo non erano stati regolarmente assunti dall’imprenditore, ma anche che 5 di loro erano privi del permesso di soggiorno. Pertanto, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Vercelli hanno eseguito ulteriori approfonditi accertamenti e, a conclusione dell’attività, hanno proceduto alla denuncia in stato di libertà del datore di lavoro, procedendo anche alla sospensione dell’attività imprenditoriale.

Infine, gli operanti, che di fatto hanno accertato l’insussistenza della benché minima misura di prevenzione e sicurezza nel cantiere a tutela dei lavoratori impiegati, hanno irrogato sanzioni amministrative ed ammende per l’importo complessivo di oltre 50.000 euro, recuperando contributi previdenziali per circa 1.500 euro.