Addio Mino Givogre: il cinema nel sangue. Lutto in città per un protagonista del mondo dello spettacolo cittadino amato da tutti.

Addio Mino Givogre: il cinema nel sangue

L’ultima volta che Giacomo Givogre, “Mino”, è venuto a trovarci nella redazione di Notizia Oggi Vercelli è stato nel mese di aprile. Cordiale e affabile come sempre. Era passato a recapitare la sua risposta all’appello lanciato dagli attuali gestori del Cinema Italia sulla crisi del settore. Una risposta da gentleman che si chiudeva così: “Bisogna tenere duro e sperare, il cinema in sala non morirà mai, dicono i benpensanti, io che sono quasi nato in un cinema, lo spero con tutto il cuore!”.

Mino, 83 anni, si è spento all’Ospedale Sant’Andrea nella notte fra venerdì 6 e sabato 7 luglio. dove era stato ricoverato per un improvviso malore.

“Mino aveva il cinema nel sangue” hanno detto spontaneamente tutte le persone che abbiamo sentito per poter scrivere il ricordo che sarà lunedì in edicola.

L’ultima visita al cinema Italia

Lui nella vita aveva lavorato come docente di educazione fisica “Era stato mio professore alle magistrali” ricorda Flavio Ardissone, suo amico e collega, che poi aggiunge: “Era un grande amico, con lui abbiamo realizzato anche diverse iniziative insieme. Un mese fa sono riuscito a convincerlo a venire a vedere come abbiamo trasformato il Cinema Italia. E’ stato un momento speciale, ci siamo messi a piangere tutti e due! Lui era rimasto soddisfatto di come avevamo agito e sono contento che l’abbia potuto vedere”.

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Una famiglia sinonimo di cinema

La famiglia Givogre è sinonimo di sala cinematografica a Vercelli dagli anni Trenta. Tra le tante idee di valore Mino ebbe la grande intuizione di varare i “Martedì al cinema”, per chi amava davvero la “settima arte”, come la amava lui. Film di qualità per chi non si accontentava dei film di cassetta, che pure seguiva, naturalmente. Portò a Vercelli tantissimi divi del cinema italiano, in molti è ancora vividamente impressa la serata con Alberto Sordi.

Era anche un valido artista, sapeva dipingere con tecnica e immaginazione, ma non aveva mai tempo per dedicarsi a quest0 hobby, doveva seguire le sue sale. Lo faceva prima di tutto respirando cinema. Andava al Festival di Venezia per visionare di persona le pellicole poi da riproporre.

Ora che si è fatto buio in sala l’applauso è tutto per lui, un vercellese doc, grande tifoso della Pro Vercelli e protagonista degli anni ruggenti della cultura e dello spettacolo, uomo misurato e cordiale con tutti.

Givogre lascia la moglie Maria Teresa, i figli Tommy, Costanza ed Edoardo con le rispettive famiglie e la cognata Franca.

Sul numero in edicola lunedì 9 luglio i ricordi di chi l’ha conosciuto e le foto.