Violenza sulle donne: la panchina rossa imbrattata a Vercelli mostra tutta la necessità di un’educazione al rispetto.

Violenza sulle donne, il caso vercellese

Il Vercellese ha conosciuto da vicino la violenza sulle donne. L’ultimo caso noto, quello di Simona Rocca, data alle fiamme mentre era nella sua auto da un uomo già denunciato per stalking, risale all’inizio di febbraio. Meno di un anno prima, Alfonsina Cafaro aveva rischiato di morire a causa di tre colpi di pistola. Nel 2017 era stata Florilena Ronco a salvarsi miracolosamente dopo avere ricevuto oltre venti coltellate. Sfuggì a un’aggressione analoga anche Nunzia Di Giulio. Non c’era stato niente da fare, invece, purtroppo, per Donika Xhafa, uccisa sul viale Garibaldi nel 2013. Il Vercellese, dunque, zona che nessun media di per sé definirebbe violenta o degradata, ha visto negli ultimi anni almeno cinque fra femminicidi e tentati femminicidi. Questo ci dimostra, nel caso servisse ancora, che il tema della violenza sulle donne riguarda tutto e tutti. Tutti i posti, tutte le età e anche tutti i sessi.

Codice rosso

Oggi l’argomento torna alla ribalta con l’approvazione della legge chiamata “codice rosso”, che tratta proprio la violenza sulle donne. Il fatto che siano riconosciute l’entità e l’urgenza del fenomeno, di per sé, è relativamente positivo. È triste che esista il problema, ma è positivo che si sia manifestata la volontà di occuparsene. La politica e l’opinione pubblica, però, si sono spaccate di fronte al provvedimento. Qualcuno dirà probabilmente che non è giusto fare politica sulla pelle delle donne. Ma la politica proprio questo deve fare: occuparsi del benessere delle persone, tutelare le loro libertà, garantire loro sicurezza. Allora ben venga la politica sulle donne, purché sia buona politica. Le critiche mosse a questa legge da determinate parti politiche e anche da diverse associazioni sono principalmente due: in primo luogo, non è prevista esplicitamente una copertura finanziaria; secondariamente, sembra concentrarsi più sui casi in cui purtroppo la violenza è ormai avvenuta e dunque gli oppositori lamentano scarsa attenzione alla prevenzione.

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Un fenomeno complesso

Quello della violenza di genere è un fenomeno estremamente complesso. È legato a questioni psicologiche, culturali, antropologiche, giudiziarie, sanitarie. Non è un caso che in vari ospedali (fra cui anche quello di Vercelli) per gli episodi di questo tipo vengano chiamate a supporto molte figure professionali diverse. Se ne evince, dunque, che non esiste una sola via per combatterlo. Giusto dunque adeguare le pene a determinati reati, adattandosi anche al giorno d’oggi. Pensiamo per esempio al “revenge porn”, il materiale privato diffuso per vendetta: un fenomeno fino a pochi anni fa quasi sconosciuto e ora finalmente sanzionato con il “codice rosso”. Ma sia considerata anche la più potente delle armi: l’educazione.

La panchina

La panchina rossa contro la violenza sulle donne vicino al liceo artistico di Vercelli imbrattata da qualche vandalo, che ha cancellato con la vernice il numero di emergenza, è un chiaro segnale. Di violenza sulle donne occorre parlare, discutere, fare sì che tutti sappiano cos’è, che sappiano riconoscerla, che non si possa negare. Con la speranza che un giorno, magari non troppo lontano, le persone possano raccontare ai loro figli e alle loro figlie che la violenza sulle donne «è una cosa di tanto tempo fa».