Strage dei Kiwi: dalla Regione 1,8 milioni ai coltivatori. Per chi estirpa i frutteti e si impegna a non ripiantare per due anni.

Strage dei Kiwi: dalla Regione 1,8 milioni ai coltivatori

Dopo i danni del maltempo, la cimice asiatica e altre calamità finalmente per gli agricoltori di Borgo d’Ale e dintorni una bella notizia. La Regione Piemonte ha stanziato ulteriori e importanti risorse (1,8 milioni di euro) per la riconversione ad altra coltivazione dei frutteti di kiwi danneggiati.

La decisione è stata presa dalla Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura, ha approvato il 5 aprile un ulteriore dotazione finanziaria di 1 milione e 800 mila euro per il Programma di aiuti in favore delle aziende agricole per la riconversione di impianti di actinidia, ovvero i frutteti di kiwi, colpiti da gravi casi di moria.

Il bando regionale emesso è rivolto alle aziende che hanno estirpato i frutteti tra il mese di luglio 2018 e la data di presentazione della domanda di richiesta contributo, per una superficie minima continua di 500 mq. Condizione necessaria è che le aziende si impegnino per almeno 2 anni a non impiantare con actinidia gli appezzamenti oggetto di estirpo.

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Contributi fino a 4mila euro ad ettaro

Il bando riconosce un contributo di 4mila euro ad ettaro per i frutteti impiantati dal 2007 e un contributo di 2mila euro ad ettaro per i frutteti impiantati prima del 2007.

Il programma di intervento è un ulteriore aiuto alle aziende frutticole e va ad aggiungersi al bando regionale per finanziare la realizzazione di impianti di protezione con reti antigrandine, attualmente aperto alla presentazione delle domande.

Fino all’anno 2000 il kiwi era poco sensibile a funghi ed insetti e quindi un frutto che non presentava problematiche fitopatologiche, ma negli anni successivi la batteriosi ha indebolito fortemente gli impianti, riducendo drasticamente la produttività, fino alla completa moria delle piante.

Con questo intervento la Regione sostiene direttamente l’azione di riconversione degli impianti colpiti, che solo nell’ultimo anno riguarda centinaia di ettari di territorio piemontese.

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