Sanità vercellese nel mirino: “Reparti chiusi e approssimazione”. La scrittrice Barbara Appiano racconta una sua amara esperienza.

Sanità vercellese nel mirino: “Reparti chiusi e approssimazione”

La scrittrice di Santhià Barbara Appiano che aveva già commentato duramente la chiusura temporanea di Radiologia a Santhià ora invia una lunga testimonianza in prima persona che dovrebbe far riflettere chi di dovere a livello di Asl e di altre istituzioni.

“La cattiva sanità, la burocrazia e la disorganizzazione nel vercellese uccidono più della malattia” questa la sintesi brutale delle sue riflessioni.

Non mi hanno spedito l’avviso per la mammografia

“Di recente ho potuto constatare di persona – scrive Appiano – cosa non va nel sistema sanitario della mia provincia, Vercelli. Innanzitutto mi sono sentita ostaggio di una sanità disorganizzata, che non mi ha spedito la lettera per il controllo dello screening mammografico biennale. Per fortuna mi sono ricordata io della scadenza, ho provveduto io stessa a richiedere a metà maggio di quest’anno lo screening mediante una mail via Pec. E solo dopo l’invio della mail ho ricevuto una telefonata da parte del reparto screening di Vercelli, che mi ha proposto il controllo mammografico il 31 di maggio a Santhià.

Ed è stato un vero miracolo il fatto di essermi ricordata della mammografia da fare, visto che effettivamente c’era qualcosa che non andava”.

A Vercelli sembra tutto in dismissione

“La cosa che più mi fa indignare è che a Vercelli sembra tutto in dismissione: non esiste più il reparto di oncologia, non vengono spedite le lettere per lo screening mammografico e quando vi è una diagnosi dubbia non viene fatto alcun esame di approfondimento, disattendendo i protocolli sanitari nazionali.

Ho notato infatti che qui a Vercelli la disorganizzazione regna sovrana: al paziente viene richiesto di firmare che deve essere operato nel blocco operatorio, su un formulario firmato da un medico che non ti ha nemmeno visitato e non ha nemmeno il tuo referto sulla classificazione del tuo tumore, classificazione che nel mio caso era sbagliata in quanto necessitava di ulteriori accertamenti, che non mi sono stati illustrati.

Il circo del tumore

Per non parlare poi del decorso della malattia: una volta che ti viene comunicato che hai un ospite indesiderato dentro di te la tua vita diventa un circo, dove ognuno dice la sua, e dove nessuno ti spiega il perché. Ebbene in questo circo io ho osato spiegare che non mi sarei operata a Vercelli e che avrei optato per un’altra regione, cioè la Lombardia.

In Lombardia efficienza e risposte rapide

A quel punto ecco scendere in campo il campanilismo: “Perché vuole operarsi in Lombardia?” mi e’ stato chiesto e giù a enumerare i nomi dei chirurghi che anche senza reparto oncologico sono lo stesso bravissimi, ecc. ecc.

La mia risposta è stata: ‘Pago le tasse e quindi vado ad operarmi dove mi sento più sicura, visto che voi non mi date nessuna sicurezza e visto che il pressapochismo con cui il mio tumore è stato trattato è da operetta’.

Leggi anche:  Poesia civile: al via il 14° festival

Proprio lo stesso pressapochismo con cui a Vercelli si chiudono i reparti e si accorpano discipline mediche per risparmiare, con ricadute inevitabili sui malati.

In assenza del protocollo che prevede esame istologico tissutale e poi scintigrafia per la biopsia del linfonodo sentinella per il miglior risultato su un tumore iper-studiato, come quello della mammella, e che con i protocolli giusti garantisce la migliore cura con sopravvivenza al 98%, mi ha indotto a recarmi in un centro in Lombardia, dove in 4 settimane ho svolto tutte le indagini del caso e prenotato già un intervento nei giorni a venire.

A differenza dell’ospedale di Vercelli, che mi ha contattato telefonicamente solo dopo quasi un mese, e non dopo qualche giorno, per dirmi che dovevo ripetere l’esame con un approfondimento di secondo livello.

Vercelli dovrebbe essere un polo oncologico

“A Vercelli si muore di tumore, come nel resto d’Italia, ma si tiene tutto sotto silenzio, e si tagliano i posti letto e i reparti in sordina”.

“Chiedo ai politici: perché il Vercellese, che ha un elevato tasso di incidenza della malattia tumorale non ha un polo di riferimento, e ad oggi addirittura non vi è più il reparto di Oncologia, chiuso dall’attuale compagine politica della Regione Piemonte?

La nostra provincia dovrebbe essere potenziata con esperti oncologi e radiologi, e non è giustificabile il mancato recapito delle lettere per il controllo mammografico alle donne del Piemonte”.

“Perché il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino non utilizza i soldi per il possibile referendum sulla realizzazione della ferrovia ad alta velocità in Val di Susa per potenziare l’ospedale S.Andrea di Vercelli, e creare un polo oncologico serio, di riferimento, attirando medici e ricercatori? Si creerebbe cosi sul territorio un nuovo rapporto di fiducia verso le istituzioni e la Sanità!”

La malattia tocca anche i politici

Questa dura prova personale e tutto ciò che le ruota intorno sarà l’oggetto del prossimo libro della scrittrice, che conclude: “Libro che invierò, una volta terminato, allo stesso assessore Saitta e al presidente Chiamparino, che nonostante la sua non più tenera età è ancora ritenuto valido e utile per il mondo della politica, mentre io a 55 anni sono ritenuta già vecchia per il mondo del lavoro e adesso, da malata, sono diventata doppiamente ingombrante, soprattutto per i politici malati di onnipotenza che si illudono che a loro, quello che succede alle persone normali, non accadrà mai”.