La terra dei cachi, come la chiamavano Elio e le Storie Tese in una canzone portata a Sanremo, partorisce scempiaggini a raffica. Sotto Natale, poi, la fantasia contorta di quei fanatici che ogni giorno si scatenano nella corsa al buonismo, finisce per dar vita a un incredibile razzismo alla rovescia. D’altro canto, lo sappiamo bene, da molti anni l’Italia è quel paese che per dimostrare spirito di integrazione tra popoli calpesta senza ritegno le proprie tradizioni e soprattutto il proprio credo.
Se pensavamo di aver già toccato il fondo con la rimozione dei Crocifissi dalle classi alcuni anni fa, è meglio ricredersi dopo i due recenti episodi assurti agli onori della cronaca. Provincia di Pordenone: in una classe terza elementare della scuola Beato Odorico di Zoppola una maestra ha deciso di sostituire la parola “Gesù” con “Perù” in un canto di Natale per non urtare la sensibilità dei bimbi stranieri. Si tratta del “Minuetto di Natale” dove in un passaggio si pronuncia il nome del bambino santo, simbolo da sempre del Natale cristiano. La vicenda è stata scoperta dai familiari di due fratellini che frequentano la classe e hanno intonato in casa la canzoncina. Papà e mamma hanno chiesto spiegazioni scoprendo la verità e informando la dirigente che ha dribblato la polemica dicendo “Non ne sapevo nulla di questa iniziativa”. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha definito l’episodio “Oltre ogni limite di decenza, grottesco e ridicolo”.

Spostiamoci nella vicina Ivrea. Qui l’assessore comunale Giorgia Povolo ha raccontanto che i dirigenti scolastici hanno scelto di non partecipare all’iniziativa “Presepi in città”, promossa dal Comune per i bimbi tra i 4 e i 13 anni, “per non rischiare di urtare la sensibilità di bimbi appartenenti a fedi religiose diverse”.  Gli organizzatori si sono così rivolti esclusivamente a oratori  e gruppi di preghiera. Pochi giorni prima a Venezia un consigliere regionale che portava in dono un presepe a una scuola si è visto opporre un netto rifiuto. Passano poche altre ore e un prete di colore a Padova urla di non fare il presepe per rispettare i migranti in poverta… Qualcuno gli dice che merita la scomunica ma il problema è ben più radicato.

“Non urtare la sensibilità di bambini appartenenti a fedi religiose diverse dalla nostra”. E’ il mantra di questi ultra zelanti maestri che salvaguardando gli stranieri hanno pesantemente penalizzato i bambini appartenenti alla nostra fede religiosa”. Che diritto hanno queste persone di negare Gesù ai nostri bambini?  Ha ancora senso parlare di integrazione a questi livelli? Val la pena ricordare a lorsignori che l’integrazione è anche, se non soprattutto, insegnare agli stranieri come si professa il nostro credo religioso e quali sono le nostre tradizioni legate alla Chiesa, non negarle, fingere che non esistano. In alcune pieghe remote della nostra Italia vale questa legge non scritta che dimostra una radicale ignoranza di fondo: nego il mio Dio per non urtare la sensibilità di chi non lo conosce e mi guardo ben bene dal farglielo conoscere. Questo, cari signori, è razzismo alla rovescia. E io mi sento offeso.

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Daniele Gandolfi