Paolo Boggio, compositore vercellese, tra i  finalisti del “Concorso Internazionale di Composizione Franco Evangelisti 2017”.

Paolo Boggio e il suo brano

In finale è arrivato con “Elegia”, brano per flauto, sax e pianoforte. Sarà eseguito in anteprima assoluta il 20 dicembre alle 21 al Museo di Arte Contemporanea di Roma, dall’Ensemble “Suono Giallo”. Saranno messi in musica anche i brani degli altri due finalisti (l’italiano Marco Longo e il messicano Erick Garcés). Al termine, la giuria sceglierà il brano vincitore.

Il commento dell’autore

«Sia nell’iconografia che nella letteratura medievale esiste il “tema” della contesa tra demoni e angeli di persone in articulo mortis. Lo stesso soggetto, traslato al post mortem, trova spazio in tutte le letterature “di genere”, dal Libro Tibetano al Libro Egiziano dei Morti, alle Lamine Orfiche, in cui si narrano le vicissitudini del defunto “in attesa di giudizio” – osserva – Lo schizzo sulla copertina della partitura, dai tratti volutamente fumettistici, raffigura il momento centrale di questa allegoria. Vi si vedono angeli che, “scendendo dalle stelle”, riescono a sottrarre un’anima alle fauci degli “Anubi” sottostanti, (raffigurati come coccodrilli) intenti a sbranare schiere di new entries un po’ meno fortunate».

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La genesi del brano

È stato scritto ad agosto di quest’anno. Si compone di due sezioni. «La prima è giocata su tre elementi fondamentali che interagiscono in una struttura a tasselli: un primo tema “angelico”, dal carattere serafico e un po’ freddino, apre il brano – illustra l’autore – a esso fa seguito un secondo tema affidato principalmente al pianoforte, caratterizzato da un maggior spessore emozionale: allegoria dell’istanza “umana”. Il terzo tema, “demoniaco”, (se questo tema fosse un personaggio sarebbe il Monsieur Opale – alias Mister Hyde – di Le testament du Docteur Cordelier di Renoir) affermando la sua ludica e spregiudicata natura clownesco-dionisiaca ricorrendo a gestualità e metri che rimandano ad un foxtrot o ad un ragtime totalmente trasfigurati, esprime la famelica aggressività degli “Anubi-coccodrilli”». La seconda sezione è invece più lenta, con atmosfere “lunari”. «Vuol essere metafora della Morte che, nella sua sconfinata dolcezza, accoglie tra le braccia le sue “creature”, cullandole in un’amniotica ninna-nanna finale nel cui mare “è dolce naufragar”».