Nigeriano suicida: il funerale lo farà il Comune di Bergamo. Annunciata una soluzione istituzionale per dare sepoltura al ragazzo morto a ottobre.

Nigeriano suicida: il funerale lo farà il Comune di Bergamo

Nella foto il treno dal quale il ragazzo si è gettato.

Notizia Oggi Vercelli, nella sua edizione cartacea di lunedì 28 gennaio, aveva sollevato il caso del 33enne nigeriano morto gettandosi dal treno alla fine dello scorso mese di ottobre e ancora insepolto per conflitti di competenze su quale Ente dovesse occuparsene. Ebbene a poche ore dall’uscita dell’articolo c’è stata una vera e propria gara di solidarietà. Il Consigliere Regionale Gabriele Molinari si era offerto di pagarlo lui, eventualmente in collaborazione con chi lo desiderasse. Abbiamo poi avuto notizia di altri soggetti che avevano avuto lo stesso slancio. Ora arriva una nota ufficiale del Comune di Vercelli che si è fatto tramite con l’amministrazione comunale di Bergamo per facilitare le esequie. Dunque il funerale del poveretto si farà. Siamo veramente lieti che la situazione incresciosa messa in luce dal nostro settimanale si possa risolvere in modo dignitoso.

La nota del Comune di Vercelli

Hanno avuto esito positivo i contatti del sindaco Maura Forte con il suo omologo del Comune di Bergamo, Giorgio Gori, in relazione alla triste vicenda del ragazzo 33enne nigeriano che nell’ottobre scorso si era lanciato dal treno Chivasso – Novara nel territorio del Comune di San Germano, la cui salma giace da tre mesi all’obitorio dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli.
Oggi pomeriggio l’assessore Giacomo Angeloni della Città di Bergamo ha confermato a Maura Forte che già nelle prossime ore provvederà lo stesso Comune, dove il ragazzo ha avuto l’ultima residenza, alle esequie.
“Era una situazione tanto triste quanto vergognosa che sono riuscita finalmente a sbloccare. Questo povero ragazzo avrà finalmente sepoltura.”

L’articolo di Notizia Oggi Vercelli

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Una sorte davvero crudele perseguita anche da morto il 33enne Nigeriano (di cui è nota solo la sigla: A. I) deceduto lo scorso mese di ottobre, quando si era buttato dal treno Chivasso-Novara. Il gesto era avvenuto nonostante gli agenti Polfer avessero cercato di trattenerlo, rimanendo pure feriti.

Una sorte agghiacciante

Il poveretto ha trovato la morte all’altezza della tenuta Robarello, nel territorio comunale di San Germano Vercellese.
Su Facebook era stato scritto: «Meglio che sia morto uno come lui che un’altra persona», “exploit” attribuito a una dipendente di Trenitalia in servizio alla stazione di Santhià. Ebbene, a oltre tre mesi dalla sua tragica fine si aggiunge un altro affronto non ha avuto ancora sepoltura. Il suo corpo giace in uno scomparto frigorifero all’ospedale di Vercelli.
Il motivo è in parte da ricercarsi nel fatto che nessuna istituzione, al momento, si è assunta l’onere finanziario del suo “Funerale di carità”.

La richiesta dell’Asl e il no di San Germano

La richiesta di provvedere in tal senso era stata girata dall’Asl Vc al Comune di San Germano, che però, in una delibera di Giunta del 22 gennaio, la respinge in quanto: «La richiesta di recupero del cadavere non è stata prodotta dalla scrivente amministrazione comunale; non sussistono, più in generale, i presupposti di diritto e di fatto per l’accoglimento della richiesta, così come la stessa è stata formulata».
Nell’atto vengono citati come basi dell’articolato ragionamento diverse leggi relative alla polizia mortuaria, tra cui la circolare del Ministero della Sanità n. 24/1993, e il D.Lgs 267/2000.

“Non siamo stati coinvolti”

Altresì viene ricostruita la vicenda. In particolare si annota che l’agente di Polizia Locale del paese si era subito recato sul posto della disgrazia, dove già si trovava la Polizia di Stato, si era dato disponibile per tutte le evenienze di propria competenza ma era stato allontanato dalla scena.
In conseguenza di tale allontanamento non ha potuto provvedere: «a convocare al ditta convenzionata con il Comune di San Germano per la rimozione del cadavere», inoltre «in seguito a questo evento, la Polizia Giudiziaria presente sul luogo produceva apposito processo verbale che veniva consegnato alla competente Asl per gli adempimenti di legge, ma che non veniva trasmesso per conoscenza alla scrivente Amministrazione Comunale». Tutti elementi che hanno portato il Comune a respingere la richiesta di accollarsi le spese del funerale.

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La fattura per il recupero salma

C’è anche un altro aspetto da sottolineare, non presente esplicitamente nella delibera di Giunta.
Prima della fine del 2018 è arrivata in municipio a San Germano la fattura per i costi di “recupero salma”. Fattura anch’essa respinta al mittente.
In merito ecco la posizione dell’impresa funebre incaricata del triste compito, “La Quiete” di Vercelli. «Adiremo certamente le vie legali – dichiara Roberta Quacchio per la ditta – abbiamo tutti i riferimenti legislativi che certificano come nello specifico caso del recupero salme in seguito a tragedie sulle linee ferroviarie, in mancanza di familiari è il comune della tratta dove è avvenuta la morte a doversi occupare del recupero della salma. Il funerale non è di nostra competenza, ma secondo me rimane sempre a carico del comune, visto che, a quanto ne so, il poveretto era senza fissa dimora».

La posizione del Sindaco di San Germano

Il Sindaco di San Germano Vercellese dettaglia ulteriormente rispetto alla delibera e risponde così: «Umanamente non posso che dispiacermi di tutto l’accaduto, la morte di una persona non è mai da strumentalizzare. Il mio dovere è però quello di tutelare il Comune e di evitare spese non dovute a carico dei cittadini. Questo è lo spirito della delibera. Per quanto concerne la richiesta di funerale di carità da parte dell’Asl, a quanto mi risulta, l’azienda sanitaria ha recepito le nostre osservazioni e chiederà di provvedere alle spese al suo comune di residenza, che risulterebbe Bergamo. Per quanto concerne la rimozione del cadavere, ma anche in parte sempre per la questione funerale, ribadisco una cosa incontestabile: c’è una Legge nazionale che prescrive che venga richiesto al comune di competenza di provvedere al recupero della salma. Però a noi questa richiesta non è mai venuta, non dalla Procura, non dall’Asl. Se l’avessero richiesto avremmo ottemperato, incaricando l’agenzia funebre del paese, con cui abbiamo una convenzione. Così non è stato, nonostante il nostro vigile fosse subito accorso e poi cacciato. Non possono girarci, a cose fatte, e senza averci consultato, la fattura per il recupero. Ritengo di aver agito nell’interesse della comunità che rappresento».

Serve una soluzione

Dunque saranno eventuali sentenze di Tribunale a stabilire quale sia la corretta procedura. Sarebbe però auspicabile che si giunga presto a una soluzione per dare sepoltura al povero nigeriano che era sbarcato a Lampedusa nel 2011 e poi andato a vivere a Bergamo, aveva pure un regolare permesso di soggiorno. Non ha mai visto avverarsi il sogno di una vita nuova.

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