Morte Andrea Raineri: la sua ultima bellissima intervista. Il giovane assessore aveva raccontato a Notizia Oggi Vercelli la sua vita e le sue passioni.

Morte Andrea Raineri: la sua ultima bellissima intervista

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Ecco il testo integrale dell’intervista rilasciata a Federica Mineo e pubblicata a metà dicembre su Notizia Oggi Vercelli. Un ritratto dell’animo buono di un ragazzo speciale che oggi aòll’improvviso ci ha lasciati

L’intervista integrale

Questa settimana vi presentiamo un’interessante new entry del nostro concorso “Il Personaggio dell’anno”: Andrea Raineri, il giovane Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Vercelli, rimasto sempre in carica in una giunta che ha cambiato molti volti ed anche gli equilibri interni. E’ un politico corretto e dedito al suo lavoro, molto simpatico e amato dai vercellesi e sempre disponibile al dialogo con la gente. Andrea fin da ragazzo ha fatto volontariato, mettendosi al servizio dei più bisognosi, un’occasione che gli ha permesso di misurarsi con persone nuove e di mettersi in discussione e crescere: «Facendo del bene, si invogliano altre persone a fare lo stesso, scatenando un effetto domino che potrebbe fare la differenza in molte situazioni». E’ da qui che nasce il suo desiderio di fare politica, in cui la questione sociale e il bene comune sono le idee-forza che orientano il suo agire politico per contrastare i fenomeni di sfiducia e ridare speranza alle persone.

Andrea, sei un Vercellese DOC?

Sono prima di tutto un Cappuccinatto, un Tascot e poi un Vercellese: la battuta è d’obbligo per chi come noi usa dire, ogni volta che si reca in centro, vado a Vercelli….

Cosa ami di Vercelli?

Sono un Vercellese innamorato della mia Città. Vercelli è una città ricca di bellezza e di importanti tradizioni che attraversano la cultura popolare, quella artistica e musicale, ed incrociano quella storia legata alla quotidianità, in relazione dinamica tra passato e presente, quella storia che dovremmo recuperare perché se conosciuta “porta” al rispetto di Vercelli, alla riscoperta dell’Identità dei cittadini e alla consapevolezza delle mete scelte per il futuro: senza Identità non ci sono legami, appartenenze, relazioni, mutualità, interazione.

Una cosa che cambieresti della tua città?

Se avessi una bacchetta magica vorrei che tutti noi imparassimo a vedere tutta questa bellezza, che non sfugge a chi arriva da fuori e conquista, ma che noi fatichiamo a focalizzare…. da qui la partenza per portare, contaminare, condividere, idee, progetti, eccellenze e cultura con un dinamismo virtuoso che realizza la vera tradizione, che “è consegna” ai Vercellesi e al mondo. Sono convinto che questo sia il pensiero di molti che amano la Città, l’ho sentito, discusso condiviso con tante persone, in molte occasioni. Cito un esempio Andrea Cherchi: il suo modo di raccontare, rappresentare e promuovere Vercelli è contagioso e positivo, dovremmo tutti riscoprire questo “stile”.

Che cosa significa per te “solidarietà”?

Vercelli è una Città dove si respira fortemente la dimensione della solidarietà, esiste un esercito di persone che nel volontariato religioso e laico offrono il proprio servizio a favore di chi ha bisogno oppure è rimasto indietro nella vita perché ha un passo diverso. Questo è un patrimonio prezioso, se penso a me, è partito molto da qui di ciò che ora è la mia vita. Ho incominciato dal servizio di volontariato in oratorio ai Cappuccini, con Mons. Paolo Orecchia, eravamo pochi giovani ma carichi di entusiasmo. In quegli anni l’esperienza del servizio presso la Bertagnetta tra i profughi Rwandesi portati in salvo da Padre Minghetti, fu un’occasione che mi fece scoprire modelli di impegno importanti: l’esempio di don Minghetti, dei suoi familiari e dei tanti volontari ha scatenato in me le prime domande su chi volessi diventare da grande, erano i primi anni delle superiori. Poi si cresce e si fanno esperienze: l’oratorio, la Pastorale Giovanile della Diocesi, il Forum delle Associazioni Giovanili promosso dall’Assessore Cucco, il servizio Civile la formazione educativa…. Tutto questo è esperienza, ma l’esperienza è frutto delle relazioni, e qui entrano in scena Mons Cristiano Bodo, Suor Antonella Patti delle Suore del Preziosissimo Sangue e Padre Enrico Masseroni: sono stati esempi, stimolo e testimonianza di valori che mi hanno portato a scegliere quello che sarebbe stato il mio lavoro di Educatore. E poi, nel 2004 l’incontro con don Dino Campiotti, durante una visita a Casa Shalom che feci da tirocinante al Sert di Novara, don Dino mi propose poco dopo di entrare nello staff educativo della sua casa alloggio per malati di aids (casa Shalom) e accettai. Un mondo nuovo, complesso per tutto ciò che comporta il peso della malattia, del contesto sociale, della comorbilità con problematiche psichiatriche, e della tossicodipendenza, ma ricco di soddisfazioni e spunti di crescita: ogni vita incontrata lascia una parte di sè in noi, e questo è un valore inestimabile. E si arriva all’avventura amministrativa partita nel 2014, altro momento importante, occasione per amare ancor più Vercelli. Un’ esperienza densa, non priva di momenti faticosi ed una grande occasione di crescita.

Come definisci il rapporto delle nuove generazioni con l’attività politica e amministrativa?

Il tema dei giovani e della politica è un tema complesso che passa fondamentalmente attraverso il tema dell’educazione. I giovani spesso non se ne interessano perché troppe volte sono stimolati alle azioni individuali e non condivise, al tutto e subito senza approfondire, al sì incondizionato…. ma laddove i giovani sono stimolati rispondono e con risultati eccellenti che abbiamo visto anche in Città. Non dobbiamo stancarci di promuovere i concetti di bene comune, condivisione ed interazione, che in sintesi sono la relazione, perché lo spirito della politica trova qui il suo respiro ed il battito, al cui centro deve esserci sempre l’uomo. Credo sia utile “pensare” oltre a “fare” e aggiungo educare in modo libero la gente a scegliere. Spesso penso che la gente è quella che scelse Barabba al posto di Gesù e che esultò il 18 settembre 1938 a Trieste in Piazza Unità d’Italia, alla proclamazione delle leggi razziali. Forse dovremmo partire da qui… Dagli stimoli nascono le reazioni, e se ben stimolati dai giovani nascerà la volontà di appassionarsi alla vita della Comunità che li vedrà protagonisti e questo può scaturire nella voglia di impegnarsi nella società e perché no, fare Politica!

Tu sei stato Gioebi dei Cappuccini per diversi anni… Com’è stata questa esperienza e cosa ami del carnevale? 

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È stata un’esperienza bellissima che ho condiviso con Vittoria Baltaro, un’amica speciale, grazie alla fiducia del Comitato Carnevalesco dei Cappuccini.Essere una maschera significa indossare i colori della propria Comunità: ci va molto rispetto. Sono abiti che rappresentano tradizioni, che raccontano storie di vita, che creano aspettative….Io e Vittoria abbiamo vissuto l’esperienza con un gruppo di maschere eccezionali, amiche e amici, capitanato da Andrea Cherchi affiancato da Majin stupende, e da Giulio Pretti. Abbiamo conosciuto tante persone e stretto amicizie importanti, ci tengo a citare quella nata con le Maschere di Santhià, con Fabrizio e Alessandro del Comitato ed i Pifferi che ci fecero un dono grandissimo: parteciparono alla nostra veglia al Terzo Tempo accompagnando Steu e Majiutin: un regalo unico che ci commosse! Il Carvé è questo: amicizia, solidarietà e divertimento. Nelle visite benefiche si “vivono” le attese di chi incontri, sono persone sole, anziane, malate, detenute…. Oppure bimbi e persone felici! Ognuno lascia qualcosa alle Maschere, e si genera uno scambio emotivo intenso e reale. È questo il potere del Carvé, avvicinare le persone per condividere la gioia dello stare insieme tutti “allo stesso passo”. 

E qui alcune piacevoli curiosità su di lui…

Quali sono le tue passioni?

Il canto, l’arte, l’antiquariato e la cucina. Il tempo con gli amici: spazio d’elezione e ricarica!

Qual è il viaggio più bello che hai fatto?

Tutti! Faticherei a sceglierne uno. Potrei dire che desidererei molto farne uno in India… chissà?! 

Mare o montagna?

Amo la montagna, con i miei ho fatto molte vacanze in Trentino a San Martino di Castrozza… Ma il mare per me è il top. Sardegna e Liguria, ma anche il Salento: l’importante è non andarci ad agosto! 

Quale genere di film preferisci?

Adoro i thriller… ma amo Ozpetek e Almodovar. L’intensità dei film di Ozpetek è però ciò che ha suscitato in me le maggiori emozioni e le occasioni per pensieri. Non nego però, che da quando sono piccolo “Mary Poppins” e il “Piccolo Lord” sono appuntamenti fissi nel periodo natalizio! 

Ti piace la musica?

Amo la musica, tutta! Amo la lirica, l’opera, ho frequentato il Teatro Civico e altri in Italia grazie ai miei genitori da sempre. Ma adoro anche il rock, il pop, il jazz. Non amo la musica elettronica, perché non ho probabilmente “gli strumenti” per comprenderla. Adoro il canto e cantare. 

Piatto preferito?

Difficile scegliere… adoro la buona cucina tanto quanto cucinare. Amo molto i piatti della tradizione così come quelli innovativi, tengo molto alla qualità e al rispetto dei prodotti cucinati. Ma se dovessi scegliere un piatto, sceglierei il risotto… ma rigorosamente fatto a casa e condiviso con gli amici o in famiglia. 

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

La silloge poetica di Franco Pistono “Di pura Bellezza” 

Come trascorri il tempo libero? 

Ne ho poco, ma quello che ho lo dedico alla famiglia e agli amici e ovviamente a Greg, che però rientra “nella famiglia”! 

Quali sono le città d’arte in Italia che preferisci?

Non è facile rispondere perché in molte ho qualcosa che amo particolarmente: dei luoghi emotivi che amo visitare.Forse dovrei dire Roma, per tanti luoghi, locali e monumenti: un esempio tra tutti la Chiesa di S. Luigi dei Francesi per la meraviglia che custodisce. Ma se ci penso Firenze, Mantova, Bologna, Ferrara ma anche Genova, Napoli, Lecce e Trieste non sono da meno… Se poi penso a Sabbioneta, ai Borghi Toscani l’elenco sarebbe lunghissimo. Senza dimenticare Milano piena di bei ricordi e di luoghi splendidi e Torino che “sento mia” e che trovo di una bellezza urbanistica unica. 

Com’è il tuo rapporto con gli animali? 

Importante, ne ho un gran rispetto. Condivido il quotidiano con Greg, un vizsla (bracco ungherese). Abbiamo un legame molto forte e reciprocamente rispettoso. Lui è molto affettuoso ed ha una sensibilità enorme. Si accorge del mio umore, del fatto che possa stare poco bene e si comporta di conseguenza. Non so, è un legame particolare quello che si crea con gli animali ed è gratuito: “ti danno” a prescindere e non ti portano rancore…. è un bene incondizionato. 

L’amicizia per te è importante?

L’amicizia per me è un valore fondamentale. La mia serenità, il mio “star bene” nasce dall’avere intorno tante persone con cui condividere la vita nel quotidiano. Mi sento molto fortunato in questo aspetto. Molti sono amici “da sempre” e lo restano anche se la vita li ha portati lontano, ma ad ogni ritorno e ad ogni occasione il fuoco è lo stesso di sempre; altri camminano con me da poco, ma il passo è talmente sincronizzato che la condivisione è totale. Altri ancora “sono incontri” avvenuti per gli eventi della vita, per occasioni e sono divenuti preziosi e fedeli amicizie. Alcuni sono più grandi e sono stati per me guide, educatori e mi hanno donato e mi donano esperienze preziose: ho amici presenti, vicini e sinceri… Sanno confortarmi, arricchirmi e condividere ciò che accade “fino in fondo”, siano lacrime, siano sorrisi…. Ripeto sono molto fortunato. 

Quali sono i tuoi valori della vita?

Domanda difficile…. Ma direi il rispetto della libertà altrui, declinata in ogni ambito della vita ed il non avere pregiudizio. Credo molto nell’educazione, nella condivisione, nella mitezza…. E nella passione per le persone e nelle cose. 

Quale sport segui con maggiore interesse?

Non sono un amante dello sport in tv. Mi piace partecipare nel pubblico quando a disputare le gare sono amici o conoscenti o squadre della Città: scatta un “senso di appartenenza” che mi coinvolge emotivamente!