L’addio a Masseroni: il video. Le parole di Mons. Marco Arnolfo e i passaggi dell’omelia di Mons. Cristiano Bodo.

L’addio a Masseroni: il video

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Le solenni esequie concelebrate in Duomo da cardinali, vescovi e clero e presieduta dall’arcivescovo Mons. Marco Arnolfo, sono state impostate a livello di letture e di omelia sulla figura del Buon Pastore. Prima nella Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo è  scritto “La la parola di Dio non è incatenata!” e, riguardo la missione dei pastori chiamati a seguire le Chiese locali: “sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù”. Masseroni ha portato la Parola di Dio a tante persone e sempre come forza che libera e si è speso anche quando la malattia già lo tormentava perché tutte le anime a lui affidate potessero salvarsi.

Il Buon Pastore

Il Vangelo secondo Giovanni è la famosa parabola del Buon Pastore: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. Una parabola che Padre Enrico ha fatto sua, dando la vita per il suo gregge: fedeli di tutte le età e condizioni: giovani, malati, anziani, sacerdoti, in modo particolare per la cura delle vocazioni.

L’omelia di Mons. Bodo

Sull’interpretazione di questo brano del Vangelo ha Impostato la sua omelia Mons. Cristiano Bodo, uno dei sacerdoti da lui più amati e che don Cristiano non ha avuto difficoltà a definire come un secondo padre. Ha iniziato il suo intervento con la voce rotta dal cordoglio, ma poi ha tratteggiato un ritratto fedele dell’arcivescovo emerito. La morte di Padre Enrico, ha osservato, non ha fatto tacere la Parola di Dio ma l’ha fatta risuonare ancora più alta “per ricordarci che Cristo è il Risorto”. Masseroni ha testimoniato che “la Santità è possibile” e la santità è dare corpo con la propria vita alla Parola. “Il Pastore buono non teme il lupo ma guida il suo gregge… è una voce ascoltata dalle pecore che lo seguono… il pastore buono ha uno sguardo diverso… E poi Mons. Bodo ha ricordato: “quante volte padre Enrico, se vedeva qualche assenza far i suoi lo cercava”.

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“Non lasciava mai nessuno indietro”

Il vescovo di Saluzzo ha ricordato come Padre Enrico sia prima stato formatore di sacerdoti a Novara e poi vescovo a Mondovì. Nel suo episcopato “ha cercato di aprire cammini orientati al Concilio Vaticano II. Non lasciava nessuno escluso: giovani, famiglie vocazioni ammalat… non si è mai sottratto al suo ministero, nonostante la fatica. Era una voce bella e buona, una predicazione e un magistero mai banali. Voce riconosciuta… ben conosciamo la profondità dei suoi pensieri e scritti, che hanno fatto bene e ancora tanto lo faranno”. Era profetico attento alla chiesa e al singolo, una presenza silenziosa. “Cuore grande che si fondava su enorme spiritualità, ore e ore di notte e di giorno nella preghiera, nella contemplazione…”

“Mi mancherà la telefonata della sera”

“Personalmente – ha poi aggiunto – è stato padre attento e premuroso, mi mancherà la sua telefonata della sera… Per me resta un esempio da seguire per la mia vita di Pastore, una presenza nel mio cammino che continuerà ad accompagnarci dal cielo”.

Richiamando la Parabola del Buon Pastore ha sottolineato che lui, così forte nella Parola, è stato costretto al silenzio, a farsi piccolo per passare da quella “porta” da cui tutti dovremo transitare e che è Gesù. “Nonostante la tristezza di questo momento la Parola di Dio non è incatenata! Ed ora abbiamo un aiuto in più in cielo”.

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