Ifi Santhià: “famiglie disperate, le istituzioni devono intervenire”. La Fiom Cgil sollecita la Regione e il Ministero a dare risposte.

Ifi Santhià: “famiglie disperate, le istituzioni devono intervenire”

Ifi Santhià: nuovo presidio. Fiom Cgil: “I salari non arrivano, siamo al dramma sociale e si rischiano problemi di ordine pubblico.

“Anche oggi eravamo davanti alla Iniziative Ferroviarie Italiane (ex Magliola) con i 110 lavoratori”.

Così comincia il resoconto dell’ennesimo presidio promosso da Fiom Cgil davanti alla fabbrica.

Nessuno presente nella fabbrica

“Abbiamo provato a suonare il campanello, ma sembra che non ci sia nessuno all’interno degli stabilimenti. In teoria oggi l’azienda avrebbe dovuto comunicare le presenze relative alla Cassa Integrazione Straordinaria ai lavoratori, ma ci ha comunicato che questo avverrà domani (14 marzo); la notizia ci lascia alquanto sorpresi in quanto né le RSU aziendali né la FIOM CGIL hanno la gestione dell’ufficio del personale e non spetta a noi comunicarlo”.

Ivan Terranova, segretario generale Fiom Cgil Vercelli Valsesia sottolinea come il dramma delle famiglie senza più risorse sta diventando sempre più grave: “nessuna erogazione di salario è arrivata ai 110 lavoratori dell’azienda e la situazione sta diventando complicata, si rischiano problemi di ordine pubblico”.

“Servono strumenti per aiutare chi è senza stipendio”

“Il presidio di mercoledì 13 marzo 2019 era stato indetto per sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e tutta la politica ad intervenire, “anche attraverso l’emanazione di decreti, per trovare una soluzione al problema di questi lavoratori, magari uno strumento che possa aiutare anche altre centinaia di lavoratori della nostra provincia che, magari in silenzio, sono nella stessa condizione”.

Il panorama che il sindacato rileva è infatti molto serio e riguarda tanti altri lavoratori.

“Basterebbe raccogliere i dati all’INPS riguardanti le dimissioni per Giusta Causa effettuate negli ultimi mesi nella provincia per mancata erogazione del salario per rendersi conto dell’entità del problema. Purtroppo nel nostro paese l’unico strumento a disposizione dei lavoratori per poter uscire da una mancata erogazione del salario è la Dimissione per “GIUSTA CAUSA”, per poter accedere al sussidio di NASPI che comunque garantisce un aiuto non sufficiente a garantire una vita dignitosa, e successivamente a buttarsi in un mercato del lavoro competitivo, flessibile e senza tutele, dovendo il più delle volte adattarsi a condizioni di lavoro pessime per poter tirare a campare”.

“La Regione non si è più fatta sentire”

Fiom Cgil sollecita anche una risposta dalla Regione, la quale: “in un primo momento si era espressa positivamente sull’avvio di una convenzione di cui però non abbiamo più avuto riscontro. Nei fatti non sappiamo se mai l’azienda ripartirà nonostante le promesse. Tra le altre, un impegno preso sulla richiesta fatta in Regione per l’avvio della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e di costruzione di un polo logistico interno all’azienda, oltre che all’avvio di una nuova attività di smantellamento delle carrozze.

“Abbiamo anche appreso da una visura camerale che l’amministratore delegato di Ifi è cambiato, ma nessuno l’ha comunicato alle OO.SS. e ai lavoratori. Ricordiamo che il rischio di impresa dovrebbe essere dell’imprenditore, mentre alle officine IFI i buchi normativi “scaricano” tutti sugli operai, mentre le banche e gli imprenditori rimangono liberi da ogni responsabilità al momento.

Stamattina il vicesindaco di Santhià, Angela Ariotti, ci ha stimolato a contattare Ansaldo per trovare una soluzione, vista la necessità anche da parte loro di finire la commessa. Ci mettiamo anche a disposizione per valutare insieme ai lavoratori delle soluzioni, purché queste comprendano l’impiego di tutta la forza lavoro, non siamo favorevoli a dividere i lavoratori in serie A e serie B.

Pertanto chiediamo che chi di competenza intervenga subito, vista la mancanza di risposte dell’azienda. Facciamo appello al governo e al MISE, presso il quale abbiamo inviato richiesta di apertura di Tavolo di crisi, affinché si trovino delle forme di intervento sociale per tutelare i lavoratori e per tutelare questa attività che da oltre 100 anni è una risorsa importante per il territorio”.

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