Giornata della Memoria: studenti protagonisti. Emozioni e lezioni al teatro Civico.

Giornata della Memoria: studenti protagonisti

Il video del momento finale in Sinagoga

Può sembrare una cerimonia obbligata, una delle tante, ma guai se si vive così la Giornata della Memoria. Lo ha ricordato il Prefetto Michele Tortora alla fine della mattinata al teatro Civico: “Fare memoria non è un esercizio retorico, ma è l’occasione per diffondere la cultura della tolleranza, della pace, della solidarietà soprattutto tra le giovani generazioni”.

Agire col cuore e no al negazionismo

Efficaci anche gli altri due interventi istituzionali. L’assessore alla Scuola Andrea Raineri, in rappresentanza del Comune di Vercelli ha avuto parole quasi poetiche che ha ricordato l’etimologia della parola “ricordo” che significa “richiamare in cuore”, auspicando di “Sentire tutte le cose col cuore. Fate tesoro della Storia e non impedite mai ad altri di essere felici. Vi auguro di avere sempre il coraggio di essere testimoni”.

L’assessore provinciale Gian Mario Morello è stato molto breve e accorato puntando su un concetto chiaro: “Ragazzi diciamo NO al negazionismo a tutti coloro che dicono che non è successo”.

Un filmato emozionante

La mattinata si era aperta con un emozionante filmato realizzato dai ragazzi della Consulta provinciale degli Studenti, che ha dato la “temperatura emotiva” e portato in teatro la testimonianza di chi c’era, materiali recuperati dagli archivi.

E’ toccato poi ai due relatori ufficiali che hanno tenuto ognuno una vera e propria lezione.

Le fucilazioni di massa, poi le camere a gas

Alberto Lovatto ha fatto la storia dei deportati della provincia di Vercelli, ma, prima, ha anche spiegato la lucida follia della Shoah.

Negli anni Trenta, prima della guerra, l’obiettivo dei nazisti era più che altro “separare” gli ebrei tedeschi dal resto della società, ci furono progetti per mandarli tutti in Madagascar… ma anche un programma di ritorno alla Palestina, che vide come transito anche le nostre campagne vercellesi.

Con la guerra e l’avanzata a est si arrivò poi alla soluzione finale. In un primo tempo con le fucilazioni di massa… ma questo sistema era scomodo, si dovevano scavare le fosse e poi era un veri lavoro… nel primo anno se ne uccisero, di ebrei, “solo” 700.000… Non andava bene… i comandanti delle si lamentarono di quell’inefficienza.

Invece il “modello” del campo di sterminio era veramente di efficienza teutonica. Arrivavano i treni, gli ebrei venivano gasati e poi subito cremati. nel 1944 così vennero avviate alla “soluzione finale” oltre 3.000.000 di persone, donne, uomini e bambini.

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Gli internati italiani e  vercellesi

Dall’8 settembre 1943 toccò anche agli italiani, 600.000 militari catturati e poi internati, erano insieme ad altre centinaia di migliaia di altre nazioni. Si salvarono, relativamente, perché vennero sfruttati come forza lavoro. I deportati non ebrei dai territori di Vercelli, Biella e Valsesia furono 119 e ne sopravvissero solo 35. Gli ebrei deportati, che transitavano dopo l’arresto nel primo campo di raccolta all’attuale rione Aravecchia furono 55, ne tornarono solo tre, ma non erano vercellesi. Lovatto ha però concluso ricordando che prima del conflitto in Italia c’erano 39.000 gli ebrei, ma 31.000 di questi non finirono nei campi di sterminio. Questo perché vennero salvati, vuoi da parroci, suore, imprenditori, famiglie. Per cui questi eroi nascosti hanno in parte salvato l’onore dell’Italia che con le “Leggi Razziali” (1938 – 80 anni) aveva commesso un’infamia senza precedenti.

La rete dell’odio

Più attuale, ma non meno interessante ed inquietante la relazione di Stefano Gatti del Centro di Documentazione Ebraico che ha parlato di web e antisemitismo.

Un intervento illuminante, che ha gettato luce su una galassia di siti in cui allignano, odio, revisionismo, ignoranza. Un intervento molto lungo di cui basta citare i  numeri.

Fino al 1995 non esistevano siti web antisemiti, nel 1997 erano 600, fra cui uno dei primi e più famosi era Storm Front nato dai suprematisti bianchi Usa. Oggi sono 30.000 fra siti e pagine social. Un salto di qualità si è avuto dal 2004 con il web 2.0. In Italia al momento sono censiti 310 siti antisemiti. Le tipologie sono diverse, si va dagli insulti più banali, all’uso delle immagini manipolate, “sport” in cui il bersaglio preferito è la povera Anna Frank, e si arriva alle minacce e alle liste di proscrizione vere e proprie con elenchi di ebrei o “sionisti” da colpire.

Ci sono poi i siti negazionisti o complottisti. Di tutto e di più. L’iconografia più sfruttata da questa rete di odiatori, ignoranti e fascisti più biechi risale al Medioevo, per cui l’odio si evolve e diventa “social”, ma ha radici antiche.

I nomi delle vittime

La mattinata si è chiusa in Sinagoga, due studentesse hanno letto i nomi delle vittime riportati sulla lapide, mentre una terza ragazza ha suonato il violino. Al termine deposizione della corona di alloro. Una cerimonia semplice a cui hanno preso parte anche i labari di associazioni d’arma. La giornata è stata organizza congiuntamente da Prefettura, Comune e Provincia di Vercelli, Ufficio Scolastico Provinciale, Consulta degli Studenti, Istituto Storico della Resistenza e Comunità Ebraica.