Doppio appuntamento con la Compagnia dell’Armanàc. Venerdì 6 dicembre a Viverone con Pier Emilio Calliera e martedì 10 a Santhià con Giacomo Verri.

Doppio appuntamento con la Compagnia dell’Armanàc

VENERDI’ 6 DICEMBRE, ORE 20,30 – VIVERONE, BIBLIOTECA COMUNALE
“Un tempo ritrovato” è il titolo della serata che si terrà in compagnia dello scrittore contadino
nonché archeologo autodidatta Pier Emilio Calliera che intratterrà il pubblico anche con l’ausilio di
immagini su argomenti che riguardano la storia del territorio di Viverone e in generale di Slowland
Piemonte. In primis parlerà di aspetti archeologici e storici meno conosciuti di alcuni siti locali. Con
la sua verve affabulatoria passerà quindi a illustrare alcune tradizioni locali riguardanti il lavoro e
l’economia, in particolare quello della coltivazione e del trattamento della canapa che in passato ha
assunto grande rilevanza nell’economia viveronese e canavese in generale (Canavese deriva
probabilmente da canapa).
La serata sarà presentata da Luigi Zai che leggerà alcuni brani tratti da libri di Pier Emilio Calliera,
il quale, noto anche come Pec, è autore in particolare di due raccolte di storie riguardanti le
tradizioni contadine: “Dove il tempo si è Fermato” (Edizioni Solidago 2017) e “Hai visto che
luna?” (sempre ed. Solidago, 2018).

MARTEDI’ 10 DICEMBRE, ORE 21 – SANTHIA’, BIBLIOTECA COMUNALE
Giacomo Verri, il raffinato narratore della Resistenza, torna a Santhià per presentare il suo terzo
libro, dopo “Partigiano inverno” e “Racconti partigiani”. Un romanzo che, pur prendendo il via da
vicende dalla guerra di Liberazione, accompagna i personaggi sino alla soglia degli anni Novanta.
“Un altro candore”, è il titolo dell’opera, pubblicato da Nutrimenti. Come si legge sul sito
dell’editore, si tratta di un’opera che racconta l’intimità quando non è ordinaria, sovverte le regole e
dilaga oltre i confini. Un romanzo sospeso tra storia e finzione, un dedalo di vite annodate in
un’unica trama che affonda le radici negli anni tempestosi e gravidi di futuro della Resistenza.
La storia si dipana dalla cittadina di Giave, un piccolo cuore pulsante in un immaginario Nord
Ovest d’Italia. Qui, una sera d’inverno, una donna è investita da un’auto sulle strisce pedonali. Il
ricovero in ospedale è l’occasione per tirare fuori vecchi ricordi e fare a suo marito una proposta
che sconvolgerà la loro esistenza. Così, cinquant’anni dopo, Claudio Benetti rispolvera il suo
passato di partigiano, sui monti della Valsesia, sanguinoso e violento, e un amore del tempo di
guerra, troppo diverso per non essere impossibile. Ed è nella narrazione di pochi giorni cruciali
sparsi tra gli anni Quaranta, Settanta e Novanta del secolo scorso che si snodano le vite dei
protagonisti del romanzo, le cui storie, intrecciate fra loro, fioriscono nella Resistenza per poi
seguire traiettorie imprevedibili. Come avviene a Sebastiano, che da bambino prova il brivido di
uccidere, poi cresce, tradisce e controlla che gli angeli dormano nel suo armadio; o a Cristina, che
parte alla ricerca di fortuna, infine torna, fa i conti col passato e tiene accanto al divano delle
vecchie palle da bowling. E poi, come rami giovani di un albero antico, germogliano gli altri
personaggi, immersi in un tempo di pace, ma di illusioni scolorite.

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