Donazione organi: petizione per cambiare Legge. Parte dal papà di un 15enne morto nel 2016.

Donazione organi: “cambiare Legge”

L’iniziativa, come riporta il nostro portale giornaledilecco.it è partita da un papà, Marco Galbiati, di Sirtori in Brianza, (nella foto) che nel dicembre 2016 aveva perso il figlio 15enne Riccardo che ha donato diversi organi. Ha fondato l’associazione “Il tuo cuore, la mia stella”, sodalizio che promuove iniziative nel campo dello sport e della cucina in un’ottica di attenzione e di aiuto al prossimo anche con attenzione all’Africa.

L’associazione ha recentemente lanciato una petizione per per modificare la legge 91/1999 sulla donazione degli organi al fine di togliere l’obbligo dell’anonimato e permettere ai famigliari del donatore e al ricevente di incontrarsi e di conoscersi. Galbiati spiega in un video le ragioni della campagna, per vederlo e conoscere altri particolari della storia leggi giornaledilecco.it,

L’Aido: “Non è una buona idea”

Su questo spinoso argomento abbiamo chiesto il parere di uno dei principali esponenti del mondo della donazione del Vercellese, il presidente Aido di Trino Mario Buffa che è favorevole alla legge attuale.

«Siamo favorevoli , perché non vorremmo che si instaurasse un affetto morboso tra i famigliari del donatore dell’organo e chi ha ricevuto. Non vorremmo che qualcuno pensasse: ”Il cuore di mio figlio è ora nel corpo di un altro signore. È un po’ come fosse diventato mio figlio”.

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Siamo favorevoli alla legge attuale perché non vigliamo si instauri un rapporto difficile. Affinché i genitori del ricevente non si sentano sempre in debito con i famigliari del donatore.

Stare vicini alla famiglia del donatore

Più opportuno in questi casi, che quando succede un evento simile, associazioni come la nostra, sia vicino ai famigliari del donatore. Per confortarli, ricordando loro  che l’atto d’amore del loro congiunto ha salvato molte vite.

Noi stiamo vicino alle persone, consolandole e donandole attestati di stima.

Dal punto di vista religioso, ottemperiamo così ad una delle opere di “misericordia corporale” (seppellire i morti).

Dove non c’è l’AIDO, dovrebbe essere l’amministrazione comunale a stare vicino alla famiglia donatrice, con diverse iniziative: una bella lettera di ringraziamenti e momenti di incontro per confortarla.

Poi, purtroppo, in alcuni casi, molti vengono a sapere ugualmente l’identità del donatore.

Capita che negli ospedali, al momento della donazione, gli interessati vengano a sapere attraverso articoli di giornale, il nome del donatore. Questo non direttamente, ma dopo varie ricerche. Invece deve essere un gesto “gratuito” in tutti i sensi».