Riceviamo e pubblichiamo.

Sono una studentessa che vive all’estero da ormai 4 anni; tuttavia, essendomi stabilizzata da poco, ho fatto richiesta di iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) solo sei mesi fa: per l’esattezza il 31 agosto. Dopo aver inoltrato la richiesta al Consolato d’Italia a Ginevra, mia attuale città di residenza, ho ricevuto, nel giro di due giorni, una mail di risposta da parte del Consolato stesso con allegata la loro richiesta inviata al Comune di Vercelli. Nella mia ingenuità, e ormai abituata all’efficienza svizzera, ero convinta fosse già tutto a posto e che la mia iscrizione all’AIRE fosse completata. Purtroppo mi sbagliavo, in quanto il Comune di Vercelli, e in particolare l’Ufficio Elettorale/AIRE, era del tutto ignaro della pratica in corso; dopo aver aspettato qualche mese, per dar loro il tempo di espletare la pratica, torno a Vercelli per le vacanze di Natale e decido di prendere contatti con questo Ufficio, in tal modo, nel caso in cui ci fosse stato bisogno della mia presenza fisica, sarei potuta andare personalmente. Telefonando a tale Ufficio, il responsabile mi tranquillizza e mi spiega che “ci vuole un attimo a registrare il cambio. “Un attimo” che ha però richiesto una seconda sollecitazione, pochi giorni dopo Natale, al fine di assicurarmi circa il
completamento della procedura. Risolta questa pratica, e convinta che quindi sarebbe stato tutto a posto anche in vista delle elezioni in marzo 2018, sono costretta a imbattermi nuovamente nello stesso Ufficio, che, a causa di tali misteriosi ritardi (mesi per chiudere una pratica di “un attimo” secondo testuali parole), rischiava di ledere il mio diritto di voto, che, è bene ricordare, è anche un dovere civico sancito dalla costituzione (Art. 48 per tutti gli uffici comunali che necessitassero di un veloce ripasso in materia). Tali lungaggini mi hanno inoltre costretto ad andare due volte al Consolato d’Italia a Ginevra: prima per chiedere spiegazioni circa la non ricezione del plico elettorale, per scoprire che il Comune di Vercelli non aveva rilasciato il nullaosta, poi per andare a ritirare il plico direttamente in Consolato, in quanto ormai troppo tardi affinché io lo potessi ricevere in tempo a casa. Ovviamente, anche in questo caso, ho dovuto telefonare per sollecitare lo stesso impiegato affinché rilasciasse il nullaosta. Fortunatamente vivo sufficientemente vicino al Consolato per potermici recare di persona e sovente, ma un qualsiasi altro cittadino italiano residente in un’altra cittá che non sia Ginevra, ma dipendente dal Consolato di Ginevra come avrebbe potuto fare? Inoltre bisogna constatare che il Consolato di Ginevra si é mosso per tempo e ha fatto il possibile, nei limiti delle proprie possibilitá, per garantirmi il diritto e dovere di voto.
Ora quello che mi chiedo è: ma Vercelli ha così tanti residenti all’estero che l’Ufficio Elettorale/AIRE non riesce a gestire l’immensa mole di lavoro o semplicemente da quelle parti si lavora solo dietro ripetute sollecitazioni?

Una studentessa emigrata