Crisi Ifi di Santhià: anche i cittadini si interessano alla questione che vede in difficoltà più di un centinaio di lavoratori.

Crisi Ifi l’assemblea

Un’assemblea pubblica a sostegno dei lavoratori della Iniziative Ferroviarie Italiane (ex Magliola) di Santhià. L’ha organizzata la Fiom Cgil Vercelli Valsesia. Nel salone parrocchiale, si sono ritrovati oltre un centinaio di lavoratori, che lamentano di non ricevere lo stipendio da mesi, con le famiglie e diversi rappresentanti istituzionali: Angelo Cappuccio, Sindaco di Santhià; Giovanni Corgnati, consigliere della Regione Piemonte; Ivan Terranova, segretario genarle della Fiom Cgil Vercelli Valsesia. Presenti anche delegati FIOM di altri territori e un rappresentante dell’arcidiocesi di Vercelli.

Una situazione difficile

«La situazione della IFI di Santhià è particolarmente complicata: un contesto aziendale che non possiede nulla di valore all’interno delle officine, come si è appreso dall’ultimo pignoramento, e che non ha nemmeno la proprietà delle mura – spiegano da Cgil – Sospesa l’ipotesi di vendere le quote ai dipendenti, in una situazione aziendale debitoria, che non ha contante per sanare le pendenze. Dopo la chiusura dell’ultima commessa è piombata la crisi, tanto che, a molti dipendenti della IFI, non è rimasto che rivolgersi a studi legali per far partire ingiunzioni di pagamento». La FIOM CGIL Vercelli Valsesia ha tentato di trovare un accordo a tutela dei lavoratori, ma non è stato possibile.

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Una questione condivisa

Dopo l’audizione presso la Prefettura di Vercelli e l’Assemblea pubblica dello scorso venerdì, la vertenza passa in Regione Piemonte, venerdì prossimo, 25 gennaio dopo che il Comune ha aperto una sottoscrizione ‘Da famiglia a famiglia – I lavoratori IFI’ a sostegno dei dipendenti dell’azienda e delle loro famiglie. Intanto la Fiom Cgil e tutta la cittadinanza vercellese si stringe attorno a questi lavoratori: «È una vertenza che non è solo quella dei lavoratori della IFI, ma di tutte quelle persone occupate in aziende di provincia che, per via della scarsità di posti di lavoro, sono costrette a lavorare in condizioni di crisi continua» conclude Terranova.