Radiologia Santhià la riflessione in una lettera aperta di un’autrice nonché cittadina.

Radiologia Santhià la lettera

«Sfratti eccellenti a Santhià provincia (trascurata) di Vercelli. Chiude anche la radiologia e si sollevano i malumori della cittadinanza. Si dice che chiude provvisoriamente, o forse per sempre, senza che i cittadini siano stati informati in tempo e senza che abbiano potuto dire la loro su un argomento, come quello della salute, che li occupa e preoccupa quotidianamente. Dopo le fabbriche che chiudono, le invasioni dei call center e il jobs act che continua a mietere vittime ora a Santhià viene dismessa anche la salute».

I tagli

«La spending review è ormai un fenomeno globale internazionale che sta mietendo molte vittime ovunque, nel silenzio delle case, negli ospedali e nelle case di riposo dove la salute viene oltraggiata dai tagli di una scimitarra che taglia tutto, oltre che le medicine la dignità e le stesse vite umane. Viviamo ormai nell’epoca del turismo ospedaliero e sempre più ci sono realtà dove i cittadini sono costretti a prendere voli aerei per curarsi in cliniche lontane da casa. Un realtà inaccettabile perché la salute è un diritto universale che non può essere negato a nessun cittadino».

Il divario

«Ormai viviamo in un mondo sempre più bipolare: l’1% dei ricchi si cura in cliniche costose e all’avanguardia, in cui ti ridonano persino la giovinezza, mentre il restante 99% della popolazione è costretta a fare la spesa nei discount e le uniche radiografie che riesce a fare è al proprio portafoglio, che va in rosso anche solo per pagare un semplice ticket. E allora? E allora è vietato ammalarsi. È vietato ammalarsi e anche lamentarsi. Gli ospedali diventeranno sempre più degli alberghi di lusso a 5 stelle con percorsi riabilitativi dedicati solo a coloro che la salute se la possono comprare. I vertici politici ed amministrativi hanno deciso unilateralmente che la salute dei cittadini di Santhià, così come tanti altri posti in Italia, non necessita di radiografie e di mammografie, impattando sulla vita di tante persone».

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Gli anziani

«E la tragedia è che già tanti anziani ormai non si curano più, perché con una pensione da fame rinunciano alla salute per aiutare nipoti e bisnipoti senza lavoro. Le istituzioni poi ignorano che gli anziani sono malati anche di solitudine, incarcerati negli affetti che li tengono ostaggio di nipoti fannulloni, o prigionieri in case di riposo, con la retta da pagare. La salute, sia fisica che mentale, è ormai stata declassata a malattia sociale, un peso sociale ed economico che mal si sopporta. Siamo ormai all’immortalità dei tagli alla spesa pubblica, che ci seppellirà tutti».