Caso ManHandWork: presidio antirazzista di Fisascat e Anolf. Protesta dei lavoratori, tutti senegalesi, a cui non è stato rinnovato il contratto.

Caso ManHandWork: presidio antirazzista di Fisascat e Anolf

“E’ veramente singolare che tutti i lavoratori che a scadenza di contratto sono stati lasciati a casa siano senegalesi e che al loro posto ci siano ora degli italiani”. Questa constatazione da parte di Anolf e del sindacato Cisl Fisascat, espresse da Nadia Mazziero e Luca Trinchitella spiegano perché la parola d’ordine del presidio svoltosi venerdì 25 ottobre 2019 davanti al magazzino “MaxiDi”, dove operano i dipendenti di ManHandWork, sia stata “No al razzismo”, era scritto sui cartelli branditi dai manifestanti che poi hanno anche intonato un coro: “razzisti, razzisti” rivolto all’azienda. Uno dei manifestanti ha detto: “Io non ho mai considerato gli italiani dei razzisti, questa è la prima volta che sono vittima di un episodio di razzismo, ho una mia dignità e per questa azienda non lavorerò mai più”.

La posizione di Fisascat

Nel merito sindacale il Segretario Generale Fisascat del Piemonte Orientale osserva “Non abbiamo voluto uno sciopero per cercare di dialogare con l’azienda che però non sembra disposta e ha fissato molto in là il prossimo incontro. Se non ci sarà disponibilità al dialogo vedremo come agire. Certamente non ci sono ragioni tecniche o aziendali valide per aver estromesso queste persone, che lavorano senza problemi e sono esperti nella mansione, mentre i loro sostituti sono giovani inesperti”.

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La solidarietà di Anolf

Da parte sua Nadia Mazziero: “Noi come Anolf saremo sempre accanto a questi ragazzi a portare la nostra solidarietà. Non ci sono giustificazioni per un atto che ha tutte le caratteristiche di una discriminazione. Se proprio non volevano più rinnovare il contratto a questi lavoratori potevano almeno assumere persone di diverse nazionalità”.

La connotazione antirazzista della manifestazione di venerdì nasce da una frase detta da un responsabile della ditta e riportata da un lavoratore anche durante l’incontro con l’azienda: “Non vi preoccupate dal 15 ottobre diamo una bella mano di bianco”. I sindacati, però, contestano anche tutta un’altra serie di criticità, come turni di 12 ore e pressioni per mantenere ritmi di lavoro elevati.

L’azienda nega le accuse

L’azienda dal canto suo aveva già rigettato le accuse di razzismo, facendo notare che 9 su 11 lavoratori passati a tempo indeterminato sono extracomunitari e che nel complesso dell’azienda, che ha un migliaio di dipendenti, l’80% è formato da stranieri e in una nota, riguardo al comunicato sindacale con le lamentele sull’azienda, avevano scritto: “…riteniamo tali accuse una assoluta falsità che non corrisponde in alcun modo agli ordinari metodi di lavoro dei nostri responsabili che intendiamo tutelare da affermazioni diffamatorie”.

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