Ospedale Vercelli: Testimone di Geova operato senza trasfusione. Travolto da un’auto si era fratturato gravemente il bacino e rifiutava le emotrasfusioni.

Ospedale Vercelli: Testimone di Geova operato senza trasfusione

Un incidente stradale, un bacino gravemente fratturato e un’equipe medica competente. Sono questi gli ingredienti della storia, a lieto fine, cha ha coinvolto E.S., di Premosello Chiovenda, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola.

Si stava recando al lavoro sul suo scooter E.S., quel drammatico giovedì 19 settembre 2019, quando all’improvviso un’auto gli taglia la strada scaraventandolo a terra. In ospedale gli viene diagnosticata una frattura scomposta e instabile del bacino con una importante emorragia. (Nei giorni successivi il paziente arriverà fino a 5 g/dl di emoglobina: valori normali nell’adulto sano 15 g/dl.)

Occorrerebbe un intervento piuttosto complesso. Subito si attiva la ricerca di un centro disposto a rimettere insieme i “pezzi” del bacino di E.S. Ma non solo: l’operazione dovrà essere eseguita senza sangue, in quanto il paziente rifiuta le emotrasfusioni. Così, dopo un primo intervento di embolizzazione e alcuni giorni di cure a base di ferro ed eritropoietina all’ospedale di Novara, il paziente viene trasferito per l’intervento chirurgico all’ospedale di Vercelli.

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Giovedì 26 settembre E.S. entra in sala operatoria, dove l’equipe del dott. Domenico Costantino Aloj gli applica un fissatore esterno al bacino: una serie di viti e supporti esterni in carbonio che servono a tenere insieme le parti fratturate. “Ciò permette di ridurre repentinamente l’abbondante sanguinamento dovuto alle molteplici fratture a cielo chiuso … L’utilizzo dei fissatori esterni, frequentemente utilizzati nella struttura ospedaliera di Vercelli, evitano il sanguinamento tipico delle altre tecniche chirurgiche”, afferma il dott. Aloj. L’intervento, eseguito senza ricorrere a emotrasfusioni, riesce perfettamente anche grazie al contributo dell’equipe anestesiologica, diretta dal primario Carlo Olivieri e dell’equipe degli ematologi che hanno applicato i normali protocolli previsti dall’ASL in questi casi.

Approccio certamente innovativo ma relativamente semplice e rapido. La storia del paziente di Premosello Chiovenda conferma ancora una volta i progressi della chirurgia senza sangue e il valore di un’equipe multidisciplinare, competente, e decisa a rispettare le scelte del paziente in campo terapeutico.

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