Omicidio a Vercelli. Nebbia assoluta sulle cause dell’assassinio del ciclista Antonello Bessi. Un uomo tranquillo e riservato, molto gentile. Nessun segno di rapina. Sarà importante l’esito dell’autopsia.

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Non ci sono parole in città per definire l’assassinio del 57enne Antonello Bessi. Riservato e di poche parole, al limite di una timidezza che pareva innata, l’artigiano era conosciuto universalmente come persona gentile e brava nel suo lavoro. Lo si incrociava dapprima nel negozio di via Paggi, quindi nel garage di via Manzone, con la tuta blu, il cappellino sui capelli arruffati, gli occhiali sul naso e le mani perennemente annerite da ore e ore di lavoro. città. A trovarlo in un lago di sangue, martedì, intorno a mezzogiorno, è stato un cliente della Cicli Sport.

Al momento non esiste un identikit dell’aggressore o degli aggressori, né si conosce il movente del delitto sebbene il numero di coltellate (più di dieci) dovrebbe fare escludere per logica un tentativo di rapina, oltretutto Bessi aveva il portafogli ancora con se e pure con una discreta somma di denaro dentro e sul suo conto corrente non si sono osservati movimenti particolari. Per tutto il giorno gli agenti della squadra Mobile hanno setacciato la zona alla ricerca dell’arma utilizzata e di indizi utili, sequestrando vario materiale. Ora si attendono gli esiti dell’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni.

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Va detto che in quel puntod della città non ci sono molte videocamere di sicurezza quindi non ci sarebbero immagini utili per ricostruire il delitto. La Mobile, gudiata da Antonino Porcino, insieme al pubblico ministero Francesco Alvino, stanno sentendo i vicini del garage della vittima e titolari degli esercizi commerciali della zona.

Il movente dell’omicidio resta quindi un cupo mistero, e sull’inchiesta vige il più totale riserbo.

Il padre ha raccontato ai giornalisti che Antonello Bessi frequentava da molto tempo la comunità etica e spirituale di Damanhur in Valchiusella vicino a Torino.