Numero legale per le convocazioni del consiglio comunale: l’opposizione vuole chiarezza. Stamattina una delegazione in Prefettura.

Numero legale in consiglio, i dubbi

«Questa mattina, una delegazione di tutti i partiti e gruppi di minoranza del Consiglio comunale ha incontrato, in prefettura, il prefetto, Michele Tortora, per esporgli timori e perplessità legati alla scelta chiaramente espressa dalla maggioranza di aprire il Consiglio comunale di mercoledì sera con meno di 14 consiglieri, nonostante il Regolamento tuttora vigente del Consiglio comunale parli espressamente di 14» spiega la delegazione.

I portavoce

Forza Italia è stata rappresentata da Massimo Materi. Michelangelo Catricalà era presente per il Movimento 5 Stelle. Gianluca Zanoni ha rappresentato SiAmo Vercelli. Maurizio Randazzo ha rappresentato Vercelli Amica. Presente anche il consigliere di Forza Italia Giorgio Malinverni. Il capogruppo di Lega Nord, Alessandro Stecco, ha delegato a rappresentarlo un militante della Lega, Andrea Innocenti. Non poteva infatti essere presente per ragioni di lavoro.

L’incontro

«Gli esponenti dell’opposizione hanno esposto al Prefetto le ragioni delle loro perplessità, ricordando che ormai da circa tre anni i Consigli vengono convocati con il numero legale per la seconda convocazione fissato a 14 consiglieri e come più volte, venendo a mancare i 14 consiglieri, le sedute siano state giudicate deserte  dal segretario generale e dichiarate tali dal Presidente del Consiglio Comunale. – raccontano – Secondo l’opposizione, mercoledì sera la maggioranza cercherà di aprire con 13 consiglieri (tali le sono rimasti, sindaco escluso, che però non conta ai fini del numero legale) smentendo se stessa per quanto è avvenuto da circa tre anni, fino al Consiglio di lunedì scorso compreso. Insomma, quando al sindaco e alla maggioranza conviene, il numero legale si trasforma come per magia, forti (si fa per dire) di un parere ministeriale che è appunto solo un parere, non equiparabile ad sentenza di un organo giurisdizionale come il Tar o il Consiglio di Stato. Un parere che, tra l’altro, non dà nemmeno ragione alla nuova tesi della maggioranza».