Festival di Sanremo: un inviato vercellese all’Ariston ci racconta impressioni e voci dell’evento.

Festival di Sanremo: un vercellese all’Ariston

Ottavio Pisani, nel selfie con Morandi, valente agente pubblicitario di Notizia Oggi Vercelli, ha tanti interessi fra cui il Festival di Sanremo. Lo segue in diretta da ben trentaquattro edizioni! Sin dal febbraio del 1985. La metà esatta delle edizioni sin qui svolte! Ogni mattina ci invierà impressioni e “gossip” colti nella magica atmosfera del Festival.

Il “mare d’inverno”

Se fosse una canzone – magari un evergreen – a fare da colonna sonora a questi primi giorni del Sanremo 2018 targato Claudio Baglioni, questa potrebbe essere “Il mare d’inverno”, portata al successo da Loredana Bertè nel 1983 e firmata da Enrico Ruggeri.
Toni del cielo più padani che rivieraschi, pioggierellina fina e tagliente, unite a quel senso di abbandono e di malinconia che automaticamente suscita una spiaggia deserta e in apparente stato di smobilitazione, evocata alla perfezione nella citazione del “film in bianco e nero visto alla tv” presente nel testo della canzone.

L’immaginazione al potere

In realtà il Sanremo 2018, nelle giuste intenzioni degli autori, dovrebbe essere il festival del colore.
Partendo dallo spot televisivo – con il trio alla conduzione ad imbiancare una improbabile parete – per arrivare alla scenografia floreale esterna del teatro’Ariston, mai così ricca ed originale.
Una piccola rivoluzione, dettata forse dal fatto che ci troviamo in presenza dell’edizione numero 68… un anno che – storicamente – in fatto di cambiamenti non scherzava affatto!
Nella segno del sessantottino “L’immaginazione al potere”, la musica è tornata quindi piacevolmente e prepotentemente al centro della manifestazione, con cantanti in gara e superospiti a tenere il palco fino a ben dopo la mezzanotte, con sonorità ed esibizioni di un livello qualitativo superiore alla media festivaliera.
Anche qui con piacevoli od inaspettate sorprese.

Il coraggio di Max Gazzè, delusione Elio…

Un coraggioso Max Gazzè che riesce sempre a rinnovare un repertorio di per se mai scontato; lo Stato Sociale che fa lo Stato Sociale (ma qui l’assistenzialismo non c’entra), Mario Biondi e i The Kolors in italiano, Luca Barbarossa in romanesco, Enzo Avitabile con Peppe Servillo (Piccola Orchestra Avion Travel), i bravissimi Roy Paci e Diodato… ma anche Nina Zilli in evoluzione intimista e, ahimè, gli Elii che per il loro passo d’addio – non si sa quanto sincero e scontato – avrebbero potuto presentare un pezzo che lasciasse il segno più di un brano un pò loffio come “Arrivedorci”…. Sull’ennesima e furba operazione nostalgia targata Pooh – invece – no comment.
Detto di un attesissimo Fiorello trascinante come abitudine, del novello Cavallo Pazzo seduto (senza biglietto) in platea e salito sul palco alla faccia di zone rosse, metal detector e di artisti scortati come magistrati in un aula bunker di un tribunale; di un Dopofestival leggero e divertente in stile vintage, collocato al Casinò come nicchia per nottambuli o amanti del genere, concedetemi un finale autoreferenziale.

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Il selfie con Morandi…

Lo ammetto… non so fare i selfie. Mi vengono male. Mossi come quelli di Gue Pequeno. Con la luce sbagliata. E non c’è verso: ogni volta che penso di essermi impegnato il risultato è – se possibile – peggiore. Ieri notte penso che se ne sia accorto anche Gianni Morandi. Mi ha strappato lo smartphone, lo ha impugnato e da consumato fruitore aged della dimensione social, in un nano secondo ha scattato una foto migliore di qualsiasi altra che avrei potuto scattare io esclamando in bolognese “Se aspetto te siamo qui ancora domani!”… Grazie Gianni. Prendo e porto umilmente a casa. Anche questo è Sanremo. Perchè Sanremo è Sanremo!

Ed ecco alcune foto del dopo Festival e la triste riviera d’inverno.