Capolavoro ritrovato: Giovenone e il Rinascimento vercellese

Capolavoro ritrovato

Quanto c’è da scoprire e capire da una sola opera d’arte!

E quanto c’è da sapere sull’artista che rivoluzionò l’arte vercellese e non solo fra gli anni 30 e 40 del XVI secolo, Gaudenzio Ferrari, su cui sta per partire un grande progetto espositivo che toccherà anche “Arca”.

Queste sono solo due delle suggestioni dietro la nuova grande iniziativa del Museo Borgogna che si aprirà al pubblico domani, 10 marzo ma che già oggi, venerdì 9 marzo, vedrà l’inaugurazione a invito.

Ne hanno parlato in un’anteprima per la stampa, oltre al presidente del Museo Francesco Ferraris, la conservatrice Cinzia Lacchia, Daniela Magnetti direttore artistico di “Banca Patrimoni Sella” insieme a Filippo Timo dello stesso Ente ed Enrico Zanellati per la pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino (tutti nella foto con il quadro).

Un sogno che si è avverato

Tutto comincia da una pala d’altare presso uno studio di restauro. E’  “L’adorazione del Bambino con i santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova” di Gerolamo Giovenone con un apporto di un giovane Bernardino Lanino. Lì la vede Cinzia Lacchia, conservatrice del Museo Borgogna, che esprime un desiderio, poterla avere un giorno in museo.

L’opera è stata acquistata e fatta restaurare da  “Banca Patrimoni Sella”. Come ha spiegato la direttrice artistica dell’Ente Daniela Magnetti il sogno di Cinzia Lacchia viene recepito e dopo oltre un anno di percorso preparatorio l’opera “torna a casa” in un contesto di altri lavori dell’artista e di maestri a lui coevi. E’ un deposito permanente. Cioè il Museo vercellese si arricchisce di un nuovo tesoro che resta di proprietà di Banca Patrimoni Sella che con grande mecenatismo ha scelto la collocazione più adeguata per una fruizione pubblica del capolavoro salvato dopo  450 anni e finito poi ricoperto di sporcizia, ma ora tornato a splendere.

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Un capolavoro di svolta

Non è un capolavoro qualsiasi, è un capolavoro di svolta, che segna l’affermarsi della rivoluzione gaudenziana, con Giovenone pronto a “rubare” il meglio. L’iconografia sacra da qualcosa di etereo diventa narrazione, teatro, i protagonisti delle Scritture e i Santi sono visti come attori del mondo reale, il pathos si acuisce.

Il Rinascimento a Vercelli

Ma questa è solo una parte, c’è poi tutta una parte di valorizzazione del patrimonio fotografico del Museo e non solo. La sezione è aperta da un video su maxi schermo in cui vengono mostrati in alta definizione dettaglio del dipinto e dei cartoni preparatori conservati dalla Pinacoteca dell’Accademia Albertina e i passaggi del restauro vengono svelati i “link” e le deduzioni che lo studio ha aperto.

Sono poi visibili le riproduzioni delle originali  lastre di Pietro Masoero che all’inizio del XX secolo utilizzò la prima tecnica fotografica a colori per riprodurre i capolavori di Gaudenzio Ferrari  e di altri maestri del Rinascimento vercellese. Mentre gli incredibili dettagli delle lastre 30 x 40 di Pietro Boeri sul ciclo di affreschi gaudenziani in San Cristoforo, visibili solo in video ormai, mostrano in particolare i volti dei personaggi. Infine una sezione con le Foto Baita che documentano la grande esposizione gaudenziana al Borgogna del 1956.

Un affascinante viaggio nel tempo

In definitiva è un percorso nel tempo, tra i secoli, per scoprire che nel suo piccolo Vercelli è stata una città del Rinascimento, con botteghe di artisti in dialogo, confronto e scontro, un fermento di idee importante e che però c’è ancora molto da scoprire.

Fino al 2 aprile questi gli orari di apertura: da martedì a venerdì 14,30-17,30; sabato 14-18, domenica 10-12,30 / 14-18. Previste anche visite guidate per gruppi e scolaresche. Le mostre saranno aperte fino al 1° luglio e intorno ad esse si svilupperanno diverse iniziative.

Costo d’ingresso 10 euro. Info: www.museoborgogna.it