Peperoncino con pesticida: allerta dall’Italia a tutta Europa

Peperoncino con pesticida

Il peperoncino è indicato come un alimento sano. Da tempo indicato come cardioprotettivo e con altre benefiche proprietà. Oltre, naturalmente, a essere un ingrediente irrinunciabile per molti italiani.

Ma se il prodotto arriva, poniamo, dal Bangladesh, potrebbe anche essere saturo di pesticidi. E’ quanto segnala l’allerta (2018.0565) per contaminazione di “rischio grave”. Allarme lanciato dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi (Rasff). C’è anche una black list degli alimenti contaminati. Il tutto su segnalazione del Ministero della Salute italiano.

Il prodotto è stato probabilmente ritirato dalle vendite a scopo preventivo, per ragioni di possibile contaminazione in quanto nella maggioranza dei peperoncini è stata trovata la presenza in eccesso di “Clorpirifos”.

Pesticida vietato per usi domestici

Il Clorpirifos metile è considerato pericoloso. A dirlo è la Environmnental Protection Agency (EPA) revocando l’utilizzo di questo pesticida a partire dal 2016.

E’ da anni commercializzato come Lorsban e Dursban e utilizzato nei giardini e nei prati, ma anche nelle case oppure nel campo dell’agricoltura.

Per usi domestici la vendita è vietata, sempre dall’EPA, già dal 2000, perché erano emerse delle gravi conseguenze sulla salute dei bambini.

I possibili danni alla salute

Ci sono anche degli studi che collegano l’impiego del pesticida a possibili danni al sistema nervoso. Persino alla nascita di bambini con problemi comportamentali e con basso quoziente intellettivo, se le madri ne hanno respirato in gravidanza. Negli adulti il clorpirifos metile può causare nausea, mal di testa e vertigini, in USA è ancora usato in grandi quantità nel settore agricolo ma l’EPA vorrebbe revocarne l’uso, non è così semplice farlo perché c’è chi ci guadagna impiegandolo nella produzione di frutta e ortaggi. In Unione Europea la situazione sembra essere leggermente migliore: il clorpirifos metile è ammesso ma ci sono dei livelli massimi per la presenza di suoi residui su frutta e verdura che dovrebbero garantire la protezione della nostra salute.

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Serve la tracciabilità

“Inquieta davvero vedere come i prodotti incriminati siano di largo consumo sulle nostre tavole – osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. – Diventa fondamentale, allora, tracciarli e identificarli ovunque si celino. Una battaglia, la piena tracciabilità di ogni ingrediente per garantire al massimo la tutela del consumatore e per raggiungere questo obiettivo è importante lavorare sempre di più anche su un fronte cruciale come quello della dell’etichettatura. È un lavoro in linea con la promozione del modello agricolo italiano che fa della sostenibilità una pratica quotidiana e che vede l’Italia all’avanguardia nella riduzione dei fitofarmaci e nel contenimento delle emissioni di gas serra”.