Lutto Serravalle affettuoso ricordo di Luigi Lucio Martinoglio “mugiùn” del centro storico.

Lutto Serravalle ricordo di Luigi Lucio Martinoglio

Riceviamo dall’ottima Piera Mazzone, profonda conoscitrice della storia, della cultura e delle persone della Valsesia e del Vercellese, un ricordo di Luigi Lucio Martinoglio, nella foto con la moglie Luigia. Serravallese doc mancato lo scorso 22 dicembre. Pubblichiamo volentieri questo dettagliato profilo a futura memoria.

Il decano dei “Mugiùn”

“Il 22 dicembre ci ha lasciati un decano dei “mugiùn” serravallesi: Luigi Lucio Martinoglio. Era nato a Serravalle il 26 novembre 1924, in Via Quintino Sella, figlio di Cesare ed Eligia Sella, originaria della Gattera. Trascorse la fanciullezza nelle contrade del centro storico dell’antico borgofranco: naturalmente curioso di ogni aspetto della serravallesità, conosceva la storia e le vicende di ogni nucleo famigliare e soprattutto sapeva ricollegarle al tessuto connettivo della Comunità.
Il giovanissimo Lucio fu avviato al mestiere di apprendista panettiere, poi, come molti giovani della sua generazione fu assunto nello stabilimento della Cartiera Italiana, allora una realtà produttiva di qualità. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu arruolato come Carabiniere e destinato nel territorio della Bassa Novarese con compiti antifrode. Dopo l’8 settembre venne fortunatamente aggregato ad un reparto tedesco, a Monteu da Po, a guardia di un deposito di carburante. Nel 1944, quando le sorti del conflitto volgevano al peggio per gli invasori e lo spettro della deportazione era alle porte, si diede alla macchia e, tramite l’aiuto di alcuni autisti della Cartiera Italiana, riuscì a tornare a Serravalle, dove si nascose sino alla Liberazione.
Ai primi di maggio del 1945, con altri carabinieri di Serravalle, riformò la caserma di Borgosesia, dapprima collocata nei locali al pianterreno del Palazzo Municipale, poi spostata all’interno dello stabilimento della Manifattura Lane.
Dopo il congedo dall’Arma riprese il suo lavoro di cartaio “Filigranista”: una specializzazione legata alla realizzazione delle carte pregiate allora prodotte nello stabilimento serravallese: Lucio saldava e cuciva i minuscoli fili di rame lavorati “a filigrana” che costituivano il marchio in negativo di stemmi, loghi, scritte, che andavano inseriti nella forma contenente la pasta di stracci, dalla quale sarebbe stato poi ricavato il foglio di carta. Lavorò in Cartiera fino alla pensione, raggiunta nel 1985.
Nel maggio del 1954 Lucio si sposò con Luigia Grazioli, offrendo un grandioso pranzo all’Albergo d’Asti. La coppia si trasferì a Bornate e tre anni dopo nacque Mauro, che da molti anni presta servizio presso il Comune di Serravalle come Vigile Urbano. Lucio fu sempre molto legato alla famiglia, trascorrendo serenamente il tempo della piena maturità accanto alla moglie, che morì nel 2000: riuscì a superare il dolore della perdita e la solitudine grazie ai numerosi interessi che aveva sempre coltivato ed impostando una vita dai ritmi regolari e metodici. Lucio partecipava attivamente alle attività culturali di Serravalle: lo ricordo agli incontri del ciclo: “Parole di carta”, organizzati nella sala del Centro Sociale, seduto accanto a Ferruccio Mazzone, Angelo Biglia, Plinio Croso e ad altri serravallesi legati dall’amore per il paese e per la Cartiera, che era stata sempre vissuta come un privilegio ed un arricchimento per la realtà locale.
A ottantotto anni purtroppo perse l’autosufficienza motoria, ma fu sempre amorevolmente accudito dal figlio Mauro, con il quale rafforzò un intenso dialogo, dal quale sono scaturiti questi affettuosi sprazzi di vita, dai quali emerge come Lucio non abbia mai perso l’interesse e la curiosità nei confronti di ciò che avveniva nella “sua” Serravalle ed in Italia, perché da sincero democratico si sentiva costruttore della Repubblica nata dopo il 1945 e capiva che quella era stata una conquista costata molti sacrifici e come tale da custodire in modo sempre attivo e vigile.
Di lui rimane il ricordo di un uomo serio, rispettoso e buono, portatore di valori che talvolta sembrano essere dimenticati, ma che conservano la loro importanza e soprattutto sono stati trasmessi a tutti coloro che lo hanno frequentato ed apprezzato”.