I Cinque stelle denunciano il rischio che arrivino discariche di amianto nei crateri dismessi, ma il Sindaco di Tronzano ricorda: “Ci sono dei piani di ripristino ambientale già stabiliti, noi non autorizzeremo nessuna discarica”.

Valledora sempre più alla ribalta. Il Comitato a difesa del territorio ha chiesto che il Parlamento Europeo indaghi sul passato di cave e discariche dissennate, anche a garantire che in futuro nessuno vada più a proporre impianti in quella terra martoriata. E poi oggi, apprendiamo invece, da un comunicato del Movimento Cinque Stelle, firmato dal deputato Mirko Busto e dal Consigliere Regionale Gianpaolo Andrissi, che quell’area potrebbe diventare il cimitero piemontese dell’amianto.

Una domanda a cui si rispondono:  «Parrebbe proprio di sì alla luce del combinato disposto tra la legge regionale sulle cave (n. 23-2016) e il Piano regionale amianto. Una delibera di Giunta regionale, in attuazione del piano amianto, individua infatti ben 600 ex-cave disseminate su tutto il territorio come siti idonei ad ospitare discariche di superficie di amianto. Citiamo solo alcune municipalità della Valledora che potrebbero ospitare una o più ex-cave individuate dalla Regione: Tronzano (VC), Borgo d’Ale (VC) e Cavaglià (BI).

La nostra proposta di limitare lo smaltimento dell’amianto solo in siti idonei, come le miniere sotterranee, non è stata recepita integralmente dalla normativa regionale che ne prevede appena 7 a fronte di 600 ex cave. Chiediamo una revisione e approfondimento della lista, escludendo i siti di superficie come quelli presenti in Valledora. Ricordiamo inoltre come le prescrizioni dell’Unione europea sconsiglino le discariche di superficie per l’amianto. Sappiamo che l’europeismo di casa nostra va a corrente alternata nel senso giusto solo quando conviene a certe lobbies, così ci troviamo con 600 ex-cave idonee. Idonee ai materiali contenenti amianto e a quanto altro? Il nostro voto sulla legge 23 non fu di bocciatura assoluta in quanto almeno sui controlli qualche passettino in avanti nella legge è stato fatto, sebbene alla resa dei conti solo di facciata, in quanto alle province manca e mancherà il personale per farli. Di fatto le persone e i mezzi sono rimasti sempre gli stessi e quindi è logico aspettarsi gli stessi risultati ampiamente insufficienti».

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In merito abbiamo sentito il parere del sindaco di Tronzano Andrea Chemello.
«Non credo proprio, che con delle cave per le quali è stato fissato a suo tempo anche un piano di ripristino. si possa cambiare il piano senza l’assenso dell’Ente, comuni o Provincia, che ha autorizzato a suo tempo la cava. Mi sembra comunque brutto che la Regione Piemonte, che sarebbe orientata a salvaguardare i territori di ricarica delle falde, come è la Valledora, non metta poi dei paletti per dire che sì, in via generale le cave si possono usare per l’amianto, tranne che in determinate zone. Riguardo alla petizione che abbiamo inviato a Bruxelles, posso dire che con tempi rapidissimi dall’ufficio preposto della Commissione Europea ci hanno scritto una mail, assicurando che quanto prima faranno le loro verifiche».

La battaglia ambientale per la Valledora continua quindi a più livelli.