Salasso autostrada. Aumenti senza senso sulla Torino-Milano, la più percorsa dai vercellesi.

Salasso autostrda. Aumenti prossimi al dieci per cento

Anno nuovo, nuovo aumento dei pedaggi autostradali: come d’abitudine, purtroppo, l’avvio del nuovo anno porta consistenti rincari dei pedaggi. La tratta oggetto di questo salasso autostrada è la A4 Torino Milano che vede aumenti dell’ 8,34%, contro una media nazionale degli aumenti del 2,7%. Sulla tratta Novara Est Rondissone (99 km) si passa da 11,80 euro a 12,70, con un aumento dell’8%. circa.

Nel 2010 i rincari per le tratte novarese della A4 avevano superato il 15%, nel 2011 sfioravano il 12%, nel 2012 si attestavano oltre il 6%, nel 2013 l’aumento annunciato fu del 3%, nel 2014 l’incremento fu del 5,27%, contro una media degli aumenti del 3,9 % circa. Nel 2015 la media degli aumenti registrati fu dell’1,32%, con la tratta Torino Milano quasi in linea, con un incremento dell’1, 50%, nel 2016 l’incremento balzò al 6,50% con una media dello 0,86%. Per il 2017 gli aumenti furono del 4,60% con una media nazionale di aumenti dei gestori dell’1,15%.

Il meccanismo degli aumenti è semplice. Annualmente ogni concessionaria autostradale avanza la richiesta di aumento dei pedaggi sulla propria tratta al Ministero dei Trasporti, che concede o meno l’aumento. Ciò in base all’inflazione e al recupero degli investimenti.

Il commento di Confartigianato

“Si tratta di aumenti che danneggiano imprese e persone: imprese che devono muoversi per lavoro e che si vedranno ricaricare sui costi di materiali e servizi gli aumentati pedaggi; e i pendolari che quotidianamente percorrono le tratte autostradali per lavoro” denunciano Michele Giovanardi, presidente, e Amleto Impaloni, direttore, di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale.

“L’aumento delle tariffe va a incidere pesantemente, in particolare, sul settore dell’autotrasporto” proseguono Giovanardi e Impaloni. “L’autotrasporto è in difficoltà per costi di esercizio elevati e tariffe che non arginano gli oneri delle imprese. C’è poi il costo del lavoro in aumento e la concorrenza di vettori esteri. Gli aumenti decisi non tengono conto dell’andamento del mercato e della situazione di crisi economica che le imprese stanno attraversando. Sono decisioni prese sulla pelle degli utenti”.